Giovanni Magliulo, il torrese che sta sbancando su Amazon. Ecco chi è

Giovanni MagliuloUn universo ostile e misterioso, in cui azione, avventura, battaglie e magia colorano di adrenalina istinti antichi quanto potenti. Sopra tutti, quello di sopravvivenza, che accomuna sette inusuali personaggi legati dal filo indissolubile di un incantesimo.

Insieme dovranno trionfare contro la minaccia di un subdolo incantatore in procinto di aprire un varco spazio temporale per dominare i mondi. La morte di uno ucciderebbe gli altri sei, il successo di uno è il successo di tutti, la collaborazione è linfa vitale, il domani continuamente in forse. “Seven Dreams“, l’opera prima di Giovanni Magliulo, giovane consulente informatico di Torre del Greco, oltrepassa i confini del fantasy mozzafiato con una marcia in più: la suspense.

Merito dell’ intreccio da cardiopalma quanto dello stile narrativo incalzante e del ritmo serrato, complici personaggi insoliti ma così vividi da sembrare vivi. Il libro, a una sola settimana dall’uscita, si configura come una vera e propria rivelazione per i lettori, traguardo non scontato per un esordiente, specialmente con un volume che si limita a tracciare le linee generali della narrazione celandone, per ora, i dettagli.

Edito da Panesi Edizioni per la collana Altri Mondi, picco di vendite su Amazon, “Seven Dreams” è infatti solo il primo tassello di una collana di sette volumi, in cui l’autore promette di confermare le aspettative, già altissime, del pubblico e rincarare la dose. Di questo e altro parliamo con lui.

Seven Dreams

Da dove nasce Seven Dreams? Ti aspettavi questo successo?

«Assolutamente no. Frequentavo ancora l’università quando ho iniziato a scrivere. Poi ho risposto a un annuncio e solo dopo svariati mesi la casa editrice mi ha contattato per dirmi che lo avrebbero pubblicato. Avevo accantonato l’idea, non era una priorità per me, l’avevo quasi dimenticato. Faccio un lavoro completamente diverso, in cui dominano metodo e competenze scientifiche. Forse l’ispirazione è nata proprio da lì, dal desiderio di esplorare terreni nuovi, confrontando personalità e bisogni diversi»

Le critiche dei lettori sono entusiaste. Seven Dreams è stato definito una vera e propria perla per gli amanti del genere, una piacevole sorpresa anche per chi non ama la letteratura fantastica grazie alla sua capacità di catalizzare l’attenzione del lettore sin dalle primissime pagine. Come definiresti tu Seven Dreams? 

«Con una parola: adrenalina. Situazioni estreme e personaggi particolari che ho cercato di raccontare con uno stile adeguato alla straordinarietà della storia. Il complimento più lusinghiero per me è sentirmi dire che, leggendo, vien sempre poi voglia di sapere cosa succede dopo. E questo è merito anche dello stile, oltre che del genere»

Partiamo dal genere. Come mai hai scelto il filone fantasy?

« È stata la diretta conseguenza di quel che avevo in mente. È stato molto naturale, il PC si adeguava alla mia immaginazione. Mi è capitato spesso di riflettere sul treno, pensavo ai personaggi, a come si sarebbero comportati in determinate situazioni, a come avrebbero potuto evolversi»

Un gladiatore ma anche un operaio del Nevada, un orco cannibale e un’esperta di veleni, tutti con psicologie corrotte ed ambivalenti.I personaggi sono forse ancora più distanti dalla nostra quotidianitá di quanto lo siano gli ambienti e gli eventi del romanzo. Quanto è stato difficile indagare la morale di creature così complesse e inusuali? Quanto di vero e personale c’è nelle loro personalità?

«Personalmente credo che se uno scrittore metta troppo di sè nei personaggi questi si riducano a copie sbiadite di sè stesso. Nel mio caso i personaggi sono nati prima della trama e non viceversa, la loro stranezza è stata voluta, la loro distanza da me è quello che più mi ha spronato a scriverne. Mi sono fatto un vero e proprio lavaggio del cervello per essere il più possibile obiettivo, è stata una sfida ed un esercizio continuo per tutta la durata della stesura. Anche se a sentire i miei amici non ho fatto altro che mettere su carta me stesso. Secondo loro sono anch’io seven, ho sette personalità. Spero non sia vero!»

Nel romanzo uno dei sette personaggi è una donna. Il femminile porta una marcia in più, un valore diverso alla storia?

«Già in questo primo libro molta dell’azione si muove intorno a lei. L’idea di base è che ognuno dei sette libri ruoti intorno a un personaggio in particolare. Di più non svelo ma nel prossimo libro sarà ancora più protagonista».

Al di là dei personaggi, quali sono i temi trasversali del romanzo, quelli in cui ci si può riconoscere nonostante la straordinarietà della trama?

«Il tema sempre attuale è la difficoltà di cooperare con persone diverse. I personaggi si trovano connessi da una vicinanza forzata, si trovano a dover scendere a compromessi con la propria moralità. Il libro non fa che estremizzare una situazione ordinaria, che tutti abbiamo conosciuto. Quante volte ci è capitato di dover far buon viso a cattivo gioco, magari con un collega, un familiare sotto il nostro stesso tetto? In fondo ogni personaggio incarna uno scopo, tra quelli che un essere umano può desiderare di voler raggiungere nella vita. Centurio rappresenta per esempio il desiderio dell’antica Grecia di fare la storia, di essere cantata, come poi è successo, dalle pagine dei poeti. È il desiderio, per niente anacronistico al giorno d’oggi, di raggiungere la gloria. L’orco è l’archetipo della religione, è fondamentalista, severo»

Altre passioni?

«Mi piace leggere, oltre che scrivere. Ho sempre letto di tutto, dall’horror al fantasy. Ho una predilezione per la letteratura di evasione, che consente di viaggiare con la fantasia, esplorare lati di te che altrimenti resterebbero inespressi, vedere luoghi meravigliosi. Ho una passione per Steven King. E per lo stesso motivo per cui scrivo e leggo, e cioè evadere, guardo anche molto cinema e serie tv»

I lettori chiedono a gran voce il secondo volume. Cambierà qualcosa?

«Ci sto lavorando. Al momento sono al capitolo finale. Posso dirvi che i rapporti di forza tra i personaggi e i colpi di scena saranno ancora più estremi»

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