Torre del Greco. Pesca di frodo e prelievo di acqua dal porto per pesce in vendita

Terminata la stagione balneare, gli sforzi degli uomini della Capitaneria di Torre del Greco si stanno concentrando ora sulla prevenzione della pesca di frodo a tutela delle risorse ittiche e della sicurezza alimentare.

Nel corso dell’ultima settimana, infatti, sono stati effettuati diversi controlli in mare ed a terra, a seguito dei quali, i militari della Guardia Costiera imbarcati sulla Motovedetta CP 549, hanno individuato e sequestrato un palangaro irregolare, ben occultato in profondità ed assicurato ad un galleggiante, in violazione della normativa comunitaria a tutela della conservazione dello stock ittico, in quanto all’amo sono stati rinvenuti n. 4 pesci spada allo stadio giovanile ed una lampuga per un totale di circa kg 15.

La successiva ispezione veterinaria ha dato il via libera alla consegna in beneficenza del pescato sequestrato alla Congregazione delle Suore Gerardine, in considerazione del fatto che gli esemplari ormai non erano più in vita.

Catturare pesce troppo giovane danneggia gravemente l’ecosistema e compromette la sostenibilità della pesca: è fondamentale che i consumatori abbiano coscienza di quanto sia importante che il pesce non sia catturato prima di aver raggiunto l’età riproduttiva, solo così si garantisce la rigenerazione della fauna ittica e si preserva la pescosità delle nostre acque, a tutela sia di chi delle risorse del mare vive rispettando le regole, sia di chi voglia continuare a consumare i prodotti ittici delle nostre acque senza ricorrere ad altri mercati.

Parallelamente, l’attenzione è stata rivolta anche allo sbarco del pescato al di fuori degli orari consentiti dalle vigenti ordinanze locali ed al proposito, durante un appostamento notturno, un individuo già noto per similari illeciti è stato colto a prelevare acqua di mare dal porto per mezzo di pompa e bidoni, caricati su un furgoncino, nei pressi della banchina di ponente e quindi pesantemente sanzionato.

Questa pratica, purtroppo largamente diffusa, è verosimilmente finalizzata all’aspersione dei prodotti ittici in vendita e al mantenimento a bagno di mitili.

Tale condotta è vietata oltre che da un’ordinanza della Capitaneria di Porto, anche da un’ordinanza comunale emanata a tutela della salute pubblica, posto che le acque portuali non soddisfano certo i requisiti sanitari richiesti per l’immersione dei frutti di mare destinati al consumo.

Pattugliamenti in mare, ronde e accertamenti proseguiranno su tutto il territorio di competenza per scoraggiare ogni malcostume che metta in pericolo la salute dei consumatori, il patrimonio ambientale e la qualità dei nostri prodotti ittici.

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