Ercolano, i segreti della faida: “Bazooka contro i carabinieri”

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Sul metropolisweb si può leggere dell’arsenale dei boss della camorra nascosti a Ercolano.

Non solo kalashnikov ma anche bazooka: il clan Ascione-Papale poteva pianificare una strage. E fare vittime innocenti in uno scontro dove nessuno dei contendenti era disposto a mollare. Per un attimo si è sfiorato il dramma. Pietro Papale, inseguito dai carabinieri, puntò il bazooka contro i militari per fermare la loro corsa. Il killer-pentito Salvatore Fiore racconta all’Antimafia uno dei retroscena più agghiaccianti del periodo della faida. E nello stesso tempo fa lucidamente comprendere, che nella guerra tra «guardie e ladri» all’ombra del Vesuvio, erano sovraesposti anche i carabinieri. Ercolano non era certo una piazza tranquilla. Ma negli ultimi tre anni la faida tra gli Ascione-Papale e Iacomino-Birra non faceva dormire sonni tranquilli.

Soprattutto per il volume di fuoco su cui potevano contare le cosche e i killer. Bazooka, kalashnikov e bombe a mano, era l’arsenale nelle mani dei boss. «Mario Papale – racconta il pentito – mi aveva parlato di quel mitra che non aveva mai voluto farmi vedere, così come non mi diede mai una delle bombe a mano di cui disponeva il nostro clan». «Temeva – chiarisce Fiore – che io avessi potuto utilizzarla per porre in essere qualche azione eclatante». Ed era tutto possibile, soprattutto perché il pentito, come ha più volte ammesso, era il solo del clan Ascione-Papale che entrava, come e quando voleva nella «Cuperella», nella roccaforte del clan rivale. Voleva massacrare Antonio Birra, il fratello del capolan e più volte ha tentato di fare fuoco contro il colonnello avversario. Del resto Fiore si è accusato di quattro omicidi e molte delle sue dichiarazione sono state acquisite nel corso dei dibattimenti, nei processi contro la mala di Ercolano. E dalle sue parole traspira chiaramente quello che ormai avevano capito gli inquirenti. I clan erano disposti a trasformare Ercolano in una polveriera, dove regnava il terrore e la paura di nuove incursioni dei gruppi di fuoco. La città, patrimonio dell’Unesco, rischiava di tornare indietro nel tempo, rischiava di piombare in uno dei periodi più cupi della storia, dove contava solo la legge del più forte. Racconta ancora Fiore: «Sono anche a conoscenza che Pietro Papale disponeva di due bazooka uno dei quali – secondo il suo racconto – aveva addirittura puntato contro alcuni carabinieri che lo stavano inseguendo». I boss erano ancora liberi, le roccaforti erano ancora saldamente in mano alla camorra. E i colonnelli erano pronti a sfidarsi, senza esclusioni di colpi.

Era in gioco la supremazia sui business di Gomorra, a cominciare dalle estorsioni, fino alla droga e all’usura, grazie ai quali i clan si sono arricchiti, mettendo su un impero fatto di case e di attività commerciali. Un tesoro solo in parte confiscato dall’Antimafia che è riuscita fino ad ora a confiscare alcuni dei simboli della camorra di Ercolano, come la casa di Giovanni Birra, l’abitazione che dominava corso Resina, oggi diventata la sede di Radio Siani, una voce anticamorra della città dove nel frattempo la rivolta dei commercianti stava aprendo un filone di indagini che in pochi anni hanno distrutto i clan con decine di arresti e condanne. E le inchieste non sono ancora finite. Sono emerse delle dichiarazioni dei pentiti interessanti indizi sotto il profilo degli omicidi, di quella strade silenzosa che ha più volte insanguinato Ercolano. Dei più di sessanta omicidi commessi negli ultimi dieci anni, l’Antimafia conosce ormai mandanti e killer. Ercolano nel frattempo è una città più libera. «I bazooka – svela ancora il killer – erano nascosti a Torre del Greco da Bartolo Palomba» che rappresentava la testa di ponte del clan nella città torrese, dove ormai avevano messo piede anche i Papale. Ma ormai quel potenziale di fuoco è finito nella mani delle forze dell’ordine, quasi azzerato il potente arsenale del clan in guerra contro i rivali armati fino a denti per sterminare uomini, donne e bambini, come voleva Giovanni Durantini.

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