Inchiesta sui consiglieri comunali a Torre del Greco

Palazzo Baronale Torre del Greco

Gli sprechi della politica sono l’unica cosa che in Italia va sempre di moda. In un paese in crisi, con un Meridione che soffre da sempre c’è chi invece presumibilmente lucra sulla finanza pubblica, ormai allo stremo. Così su metropolisweb.it si può approfondire di un caso che a Torre del Greco sta alzando un polverone, non solo politico.

“Una furbata che ogni mese costa migliaia di euro ai contribuenti di Torre del Greco“: lo scandalo dei rimborsi alle ditte private presso cui sono assunti i consiglieri comunali di Palazzo Baronale finisce all’attenzione della Procura di Torre Annunziata e della Corte dei Conti di Napoli. A sollevare il caso, un esposto-denuncia presentato da un “corvo” evidentemente a conoscenza di tutti i trucchetti per garantire “soldi-facili” agli imprenditori che assumono politici che non potranno garantire – a causa degli impegni istituzionali in municipio – un costante impegno sul posto di lavoro.

Un vero e proprio dossier – inviato per conoscenza alla Guardia di Finanza e all’Ispettorato del Lavoro – in cui sono allegati i provvedimenti relativi alla liquidazione degli oneri per i permessi retribuiti ai consiglieri comunali lavoratori” nonché le lettere di assunzione e le buste paga dei lavoratori con l’hobby della politica: “In un momento di piena crisi economica – si legge nella missiva ora all’attenzione degli investigatori – dobbiamo sopportare le ingiustizie di politici che, insieme ai 700/800 euro al mese di gettoni di presenza per chissà quali fantomatiche commissioni comunali, si sono fatti assumere da società di comodo non appena eletti”.

Un colpo di fortuna fino a oggi costato la bellezza di circa 80.000 euro in dieci mesi, rigorosamente in soldi pubblici. Un sistema già finito in passato al centro di accese polemiche politiche, ma ora destinato a ulteriori accertamenti da parte delle autorità competenti. Chiamate a fare piena luce sulla legittimità delle assunzioni “perfino di nullafacenti che non hanno mai lavorato in vita propria – si legge nell’esposto-denuncia – e che, una volta eletti, sono riusciti a trovare un impiego presso ditte private di fatto non operative perché sprovviste di alcuna commessa”.

Accuse precise e circostanziate che potrebbero fornire elementi utili sia alla Procura di Torre Annunziata sia alla corte dei conti di Napoli che – secondo indiscrezioni – avevano già acceso i fari sulla vicenda.

Fino a oggi, infatti, sono in tutto sette i “politici-lavoratori”: allo storico Domenico Maida – l’ex assessore di Ciro Borriello, oggi fedelissimo dell’onorevole di Centro Democratico Nello Formisano, a luglio del 2012 fu il primo a essere baciato dalla fortuna della (ri)assunzione presso la sua precedente ditta di lavoro – si sono lentamente aggiunti il «mobiliere-ultrà» Pasquale Brancaccio, il «decano» del Consiglio Comunale torrese Antonio Donadio – impiegato presso il centro diagnostico gestito dal figlio Nicola Donadio già dal 2007 – il rappresentante dell’Udc di Santa Maria la Bruna Vittorio Guarino, l’assicuratore Vincenzo Castellano – il meno costoso per le casse del Comune, con soli 1.300 euro di rimborso fino a dicembre – e l’ingegnere Luigi Mele, il capo dell’opposizione alla squadra di governo cittadino guidata dal sindaco Gennaro Malinconico. Un già ricco elenco a cui recentemente si è accodato il capogruppo della lista civica Insieme per la città Massimo Cirillo, arruolato agli inizi del 2012 dalla farmacia di Nazario Matachione a Santa Maria la Carità. Nomi su cui adesso si potrebbero concentrare – in scia al dossier inviato dal corvo di Palazzo Baronale – le attenzioni degli investigatori per verificare la regolarità delle procedure per i rimborsi alle ditte private adottate a Palazzo Baronale.

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