Il giovane favoloso: perché non valorizziamo i “luoghi leopardiani” napoletani?

Giacomo Leopardi, il giovane favoloso

Giacomo Leopardi è sicuramente il poeta italiano più amato ed apprezzato dalla gente, ed il paese in provincia di Ancona dove è nato, Recanati, è meta di pellegrinaggi soprattutto di studenti, portati lì dagli insegnanti di Italiano ad ammirare l’ormai noto come “Colle dell’Infinito”, quello del celebre componimento. Più amato e apprezzato di Dante, il divino poeta, forse perché quest’ultimo è oggetto intenso di studi, e probabilmente anche perché Leopardi è molto vicino al sentire adolescenziale, al primo amore, al timore di dichiararsi, al senso di solitudine e a tutte quelle problematiche tipiche dell’adolescenza, seppur nel poeta siano molto più amplificate e intrise di una concezione matura della realtà e della vita, che fa di Leopardi anche un filosofo. Dante, insomma, parla di cose lontane dal mondo adolescenziale, la sola età in cui la grandissima parte degli Italiani legge qualcosa (appena terminate le superiori tantissimi non prenderanno più un libro in mano, se non i manuali universitari), e i ragazzi non lo amano, tant’è vero che quando “esce” agli Esami di Stato sono purtroppo pochissimi coloro che lo “scelgono”, mentre altri poeti hanno più successo.

Io stesso a tredici anni, esattamente mezza vita fa, visitai Recanati e fu bello vedere il colle che Leopardi guardava ogni giorno dalla finestra, dove si recava per guardare la Luna, immaginando cosa potesse esserci oltre di esso, il colle che ispirò il componimento. Esiste però un’altra importante e molto nota poesia, La ginestra Il fiore del deserto, la penultima scritta da egli scritta mentre si trovava a Torre del Greco, in quella Villa Ferrigni che oggi si chiama Villa delle Ginestre proprio a causa di quella poesia. Lì si rifugiò dal colera che devastava l’Italia intera e non risparmiava Napoli, dove si trasferì qualche anno prima aiutato dall’amico Antonio Ranieri, il quale farà in modo che cadavere del poeta non fosse gettato in una fossa comune com’era obbligatorio per le norme igieniche dell’epoca, che fu così sepolte a Fuorigrotta prima di essere trasportate nel Parco Vergiliano a Piedigrotta, dove si trova anche la tomba, o meglio il colombario, di Virgilio.

La Villa delle Ginestre e lo stesso parco con le tombe di Virgilio e Leopardi non sono mete visitate, anzi, sono proprio pochissimi coloro che si recano in questi due posti. La tomba di Leopardi è addirittura stata dichiarata monumento nazionale, però sia i Napoletani che gli Italiani non ne sono a conoscenza, non sanno nemmeno che le sue ossa stanno a Napoli; nella Biblioteca Nazionale della città, poi, è conservato il manoscritto originale de “L’Infinito”, oltre allo Zibaldone e varie altre opere originali.

Il recente film “Il giovane favoloso”, imperniato sulla figura del poeta, sta riscuotendo molto successo, il che indica il legame tra Giacomo Leopardi e le persone, confermando alcuni interrogativi: perché non si fa in modo di promuovere i “luoghi leopardiani” di Napoli e Torre del Greco? Perché non si porta gente alla Villa delle Ginestre, al Parco Vergiliano? Perché la Biblioteca Nazionale non dedica una sala al poeta mettendo in mostra permanente tutte le sue opere originali? Abbiamo tutta questa ricchezza, usiamola.

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