Feste natalizie e parenti. Aumento di ricoveri psichiatrici e tentativi di suicidio

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Tommasì te piace ‘o presebbio?“, “No, nun me piace!

Con tale frase, emblematica per noi napoletani, Luca Cupiello, appassionato amante delle tradizioni natalizie, si rivolge al figlio Nennillo che, al contrario, le avversa apertamente.
Quali che siano le motivazioni di tale avversione le lasciamo alla letteratura mentre ci soffermeremo su cosa rappresentano le feste di Natale nell’immaginario collettivo, infatti, proprio come avveniva in casa Cupiello, da alcuni sono molto amate e attese, mentre per altri rappresentano un momento negativo e non vedono l’ora che passino.

Esiste infatti una vera e propria sindrome natalizia, legata alla sensazione di voler “scappare” di fronte agli impegni sociali che spesso le feste impongono, dipendente dall’ipocrisia di doversi per forza mostrare felici. È proprio questo il motivo per cui molte persone vorrebbero tapparsi in casa e non avere contatto con l’esterno ma spesso, per non deludere le persone che si amano, si costringono a partecipare a riunioni familiari con persone che non sopportano.

In tali casi i propri sentimenti e le proprie emozioni vengono represse e quello che per gli altri è occasione di gioia (i regali, gli addobbi, le riunioni familiari, i pranzi, etc…) diventano un modo per nascondere il proprio malessere o di amplificarlo, generando conflitti e discussioni. Ciò è dimostrato da uno studio americano del 1981 in cui Hillard, Holland e Ramm evidenziavano come,in corrispondenza delle festività natalizie, si verificasse un aumento di ricoveri psichiatrici e tentativi di suicidio.

Molto spesso tale malessere è legato anche a rimpianti legati al passato, quando le condizioni di vita erano differenti, come può avvenire ad esempio in caso di separazioni mal accettate, quando si è dilaniati tra il desiderio di condividere tale momento con i figli e la persona che ora vive accanto a noi, magari invisa della famiglia precedente. Oppure quando i figli sono andati via, può generarsi la sindrome del nido vuoto, in quelle coppie che non hanno accettato tale separazione. O ancora, ovviamente, in caso di lutti, quando persone care non ci sono più.

Problemi maggiormente legati al presente sono invece quelli finanziari, infatti l’incremento dello shopping è una vera e propria causa di stress. Ma anche il cambiamento di routine, i lunghi pranzi con persone con le quali non si condivide nulla o la preoccupazione che un altro anno è passato, costringendoci a fare bilanci sulla nostra vita affettiva e lavorativa, possono generare quello che viene definito il Christmas blues, o più comunemente “depressione natalizia”.

Ed ecco di malessere che situazioni che quotidianamente si riescono a gestire in qualche modo,diventano teatro di un malessere che si presenta sul piano emotivo con ansia, tristezza, perdita di interesse per le attività che sono ritenute in altre occasioni piacevoli e, sul piano fisico con mal di testa, mancanza di appetito e disturbi del sonno.
Ma come affrontare e ridurre gli effetti della depressione natalizia? Zanaboni delinea i comportamenti che possono aiutare a “superare” indenni tale periodo che talvolta scompare con la fine delle festività.

In primo luogo non è obbligatorio esibire o manifestare felicità e “spirito natalizio” se non ci si sente psicologicamente in linea con il contesto: evitare di dover fingere riduce lo stress e consente di sintonizzarsi sui propri bisogni e non sulle aspettative di felicità degli altri.
In secondo luogo se ci si sente tristi, depressi, preoccupati, è bene parlarne con una persona cara, un amico, il proprio compagno e, eventualmente anche uno psicoterapeuta: condividere con qualcuno i propri sentimenti ed emozioni permette di sentirsi meno soli, inoltre è possibile che dal confronto con altri emergano nuove prospettive e/o soluzioni.

Va poi evitata l’inattività e “il vuoto”: spesso il problema delle feste natalizie è che si è più liberi di impegni ma anche più soli. Bisogna perciò organizzarsi per tempo, programmando delle attività per fronteggiare tali situazioni di inattività e solitudine.

Infine è opportuno evitare di sconvolgere troppo ritmi e abitudini: i cambi di orari e i pasti troppo ricchi, molto comuni nelle feste, possono non aiutare la stabilità dell’umore e/o appesantire con mal di testa la fatica emotiva.
Attraverso questi piccoli accorgimenti è possibile rendere la crisi un’opportunità, un punto di svolta per riprendersi in mano la propria vita, per cominciare a riflettere su quali siano le cause della propria sofferenza e attrezzarsi per superarla.

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