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Il delfino rischia l’estinzione: il “Patto di Ischia” per salvarlo

 

Dal 13 al 15 aprile si è tenuto ad Ischia workshop internazionale, organizzato da Oceanomare Delphis MDC; un’ente che ha visto la fusione delle due associazioni per congiungere le forze in un’azione di sostegno più efficace ed immediato, “un ente no profit che opera per lo studio e la tutela dei cetacei e degli ecosistemi in cui abitano, tramite azioni di conoscenza, conservazione e informazione“, come è possibile leggere sul sito ufficiale dell’organizzazione. A tale incontro hanno partecipato anche alcuni ricercatori che rappresentavano diversi paesi.

Nel corso di questo incontro sono emerse alcune problematiche che riguardano l’esistenza del delfino, problematiche che hanno cominciato a riguardare finanche la sua estinzione. Nel corso di questi anni si è provveduto ad eseguire un continuo monitoraggio nel mare del Golfo di Napoli, dove prima non era raro avere incontri piacevoli con queste creature. Incontri sempre più rari, da quanto afferma l’associazione, in corrispondenza con ciò che è accaduto nell’Adriatico dove la sua presenza sembra addirittura scomparsa. Ancora più complessa è il monitoraggio della sua esistenza presso lo Stretto di Messina e presso le coste Sarde.  La stessa Silvia Pece, presidentessa dell’OceanomareDelphis, ha affermato che:”“A Ischia non incontriamo esemplari di delfino comune da tre anni. Più consueti, invece, sono gli avvistamenti di tursiopi, stenelle“, ossia di cetacei odontoceti che appartengono alla famiglia dei Delfinidi. “Talvolta è possibile incontrare persino balenottere comuni, spesso testimoniate da fotografie di diportisti e turisti”.

Il monitoraggio è avvenuto attraverso il veliero Jean Gab, utilizzando dei particolari microfoni progettati per essere utilizzati sott’acqua per ascoltare i suoni provenienti dall’acustica sottomarina, tali apparecchiature (dette Interfoni) che  hanno permesso di monitorare 5000 delfini nel corso di dieci anni. In questo incontro si sono discussi sui dati, di certo non rassicuranti, che interessano la sopravvivenza di questa razza, d’altronde il pericolo era emerso già nel 2003, quando il delfino venne inserito nelle liste rosse delle specie a rischio dall’Unione Internazionale della Natura (IUCN), una situazione che è continuata a peggiorare in questi anni in cui, afferma la stessa Pece “Nulla è stato fatto per salvaguardare queste creature nei nostri mari”

Quindi eccolo, firmato ad Ischia, il Patto per la tutela del delfino comune nel Mediterraneo, detto anche Patto di Ischia. mirato a sovvertire pronostici non troppo esaltanti con misure di tutela e di lavoro che hanno visto collaborare anche Città della Scienza.  Sulla Repubblica è stata rilasciata una dichiarazione di Giancarlo Carriero, presidente della sezione Turismo dell’Unione Industriali e patron dell’Albergo della Regina Isabella che ha ospitato gli incontri:” “La qualità dell’ambiente marino e la biodiversità del nostro Golfo sono un valore aggiunto irrinunciabile

Il patto di Ischia prevede un’azione coordinata tra i paesi che hanno sottoscritto il patto, tramite i loro rappresentanti, con misure di coordinamento e sensibilizzazione intente a lottare fenomeni di depauperamento delle risorse ittiche, causato da una eccessiva e irrazionale attività di pesca, che molto spesso hanno visto catture accidentali di queste creature. Il patto è inoltre finalizzato alla lotta contro l’inquinamento derivato da sostanze plastiche ritrovate in quantità sempre più significative. Il Patto di Ischia cercherà di salvaguardare le specie protette che vivono nei mari della Campania, con uno sguardo più attento proprio a queste creature che rischiano l’estinzione; l’obiettivo però si estenderà ad un controllo più ampio, cercando di raggiungere un equilibrio tra interessi commerciali e interessi turistici. Non verrà meno neppure l’interesse europeo, cercando di salvaguardare il patrimonio ecologico che nel corso del tempo ha visto forme animali sempre più ibride.