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Arresti a Ponticelli, racconto choc: “Mi misero una pistola in gola quando ero incinta”

Il 20 giugno una maxi-retata ha visto, nel rione Conocal di Ponticelli, l’arresto di 89 persone, di cui 38 donne. Molto utili ai fini di tali misure cautelari sono state le testimonianze di alcuni pentiti, appartenenti ai clan di riferimento. In particolare, i racconti di Maria Grandulli sono stati essenziali alle indagini, tanto che la donna, appartenente al clan dei D’Amico, è stata definita dal Gip “un’osservatrice e una narratrice privilegiata delle attività criminali del gruppo”.

Maria si è pentita nel 2014 e ha descritto ai magistrati le dinamiche di spaccio dei criminali, il suo ruolo e la faida con i De Micco; la donna è l’ex cognata di Domenico Esposito, anche lui un pentito del clan. Per molto tempo, racconta, si era occupata assieme alla sorella dello spaccio nelle basi di droga. Poi l’inizio della faida tra i D’Amico e i De Micco e il rifiuto, da parte dei suoi capi, di allearsi con i Fraulella, un’ulteriore clan di zona, poiché questi ultimi, a quanto dice la Grandulli, possedevano droga di cattiva qualità: “Erano quindi disposti a pagare la settimana, intesa come ‘pizzo’, ma non a rifornirsi”, racconta la donna in un verbale del novembre del 2014, riferendosi ai capoclan D’Amico.

Il pentimento del cognato, Domenico Esposito, ha peggiorato i rapporti con il clan rivale. “In un’occasione”, racconta la pentita, “Salvatore De Micco mi mise una pistola in gola quando ero incita al quinto mese. Sono sicura che non mi ha riconosciuta sennò mi ammazzava”.