La ricchezza di essere napoletano. Neapolis e le sue monete

 

Al solo sentir questa parola i più penseranno a sale silenziose e piene di polvere, dove decine di teche raccolgono vecchie banconote e monete di epoche lontane. La numismatica (parola greca che significava dapprima ‘norma’, per poi indicare proprio la parola ‘moneta’) è la scienza che studia le monete in rapporto alla storia, all’archeologia e all’arte perché lo studio della moneta è inscindibile da esse: storia e archeologia perché la prima moneta viene coniata in Grecia agli inizi del VII secolo a.C., arte perché, con il passare del tempo, i mastri incisori divennero sempre più bravi nel creare vere e proprie opere d’arte. Famose e bellissime sono le monete coniate a Siracusa. Ma non voglio dilungarmi troppo.

Moneta napoletana della fine del V sec. a.C. Sul dritto la testa della sirena Partenope, sul rovescio il toro dal volto umano e la legenda “Neopolites” – Foto aicc-napoli.it

Con l’accumulo di ricchezza, la moneta divenne la regina delle transazioni commerciali. Pensate che, per quanto riguarda la nostra regione, l’interno abitato dai Sanniti non ebbe mai una moneta: non essendo nemmeno un popolo unitario, non usavano nemmeno coniare moneta, simbolo della potenza di una città e di un popolo ben definito. Napoli, o dovrei dire Neapolis, ebbe un ruolo importantissimo dopo la parabola discendente di Cuma alla fine del V secolo a.C., sia sul piano politico che su quello commerciale. La zecca, da Cuma, si trasferì proprio nella città partenopea che dettò sia il tipo che il peso ad altre città campane, come Nola, Hyria (una città ancora da trovare), Cales (l’attuale Calvi Risorta), ecc.

Moneta di Cuma, raffigurante la ninfa Kyme sul dritto e il mitile (molluso simile alla vongola), un chicco di frumento con legenda KYMAION. Foto Wikipedia

Per i nostri antenati nulla era lasciato al caso e la simbologia materia parlante. Attraverso il mito si raccontava ai posteri il passato e il presente, leggenda e storia intrecciate. Sulle monete partenopee faceva bella mostra di se, sul dritto, la bella Partenope, sirena, sorella delle altre due sirene, Ligea e Leucosia, che la leggenda vuole essere proprio loro le tentatrici di Ulisse. Sul rovescio, un toro con volto umano: Acheloo, dio fluviale. Racconta la leggenda che, durante una disputa con Herakles (Ercole romano), dal suo corno, ferito, nacquero proprio le sirene.

Napoli e il Mito. Binomio molto spesso dimenticato, ma che è inscindibile. I simboli da sempre sussurrano la verità, non alzano mai la voce… così come un uomo o una donna signorili così questa terra racconta la sua storia, fatta di grandezza e splendore, checché se ne dica. Partenope abita ancora nel mare, di fronte la città, figlia di una divinità. Quante città al mondo possono fregiarsi di un simile onore? Se soltanto riuscissimo a ricordare questo piccolo dettaglio e a comportarci di conseguenza. Capire la nostra storia, quella vera, informarci, rispettarla e poi magari tutto verrà da se. Amare e rispettare Napoli è come amare e rispettare la donna. Così come afferma lo scrittore Marino Maiorino nel suo blog “Le fil rouge è prima nell’amore per la città di Napoli”… amore dai, amore ricevi.