7 Novembre 1860, l’inizio della devastazione: Napoli consegnata al Piemonte

Il 7 Novembre 1860 Giuseppe Garibaldi consegnava la conquistata Napoli a Vittorio Emanuele II, atto di cui poi si pentirà così come si pentirà di aver fatto la campagna del Sud Italia. Le sorti del Mezzogiorno peggiorarono parecchio con l’Unità d’Italia, circostanza di cui non sapeva darsi pace:

“Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Ho la coscienza di non aver fatto del male. Nonostante ciò non rifarei la via dell’Italia Meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi là cagionato solo squallore e suscitato solo odio”.

Lo stesso Garibaldi, una volta utilizzato da Cavour e dal re savoairdo, fu esiliato a Caprera, dimostrando quanta poca “italianità” ci fosse dietro l’operato degli invasori piemontesi. Il disegno era di cancellare il Regno delle Due Sicilie, risolvendo i guai economici del Piemonte, con l’aiuto dei francesi e soprattutto degli inglesi, i quali miravano al controllo assoluto del Mediterraneo e del Canale di Suez, che sarebbe stato aperto di lì a poco. Ferdinado II aveva sempre affermato l’indipendenza e l’autonomia e l’indipendenza del proprio stato, Francesco II avrebbe fatto lo stesso probabilmente, così appena il primo morì si organizzò la spedizione dei Mille, sfruttando la poca esperienza del nuovo Re, circondato da uomini assoldati da Londra e da Torino.

7 Novembre, giorno in cui una grande capitale, di gran lunga la principale città italiana, fu data a chi con la propria politica, tuttora portata avanti, l’avrebbe devastata nel tessuto sociale, economico, culturale. Gli edifici storici avvolti dai ponteggi sono l’emblema di 154 anni di storia, l’emblema di una Napoli e di un Sud che sta cadendo a pezzi, e crollerà del tutto, se non li fermiamo.

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