Medici e sanitari di Napoli in digiuno per il genocidio a Gaza
“Come operatori della Sanità della Regione Campania non vogliamo più stare in silenzio davanti al genocidio in corso a Gaza e alla oppressione del popolo palestinese”. È un grido forte, che parte da chi ogni giorno si occupa di difendere la vita.
Con queste parole, i sanitari campani hanno spiegato le ragioni della loro adesione alla “campagna nazionale di digiuno contro il genocidio a Gaza”, promossa da rete Digiuno Gaza, Sanitari per Gaza e BDS Teva No Grazie.
I medici denunciano la tragedia in atto: oltre 60.000 morti, tra cui 20.000 bambini, carestia riconosciuta da OMS e FAO, distruzione della rete sanitaria palestinese. E soprattutto più di 1.500 colleghi uccisi mentre erano al lavoro, durante raid che hanno colpito strutture come il Nasser Hospital il 25 agosto.
“L’attacco al personale sanitario rappresenta un atto simbolico, forse una scelta precisa: privare un popolo delle cure, minarne irrimediabilmente la sopravvivenza”, scrivono i promotori, ricordando anche le centinaia di operatori detenuti e torturati.
La mobilitazione chiede al Governo “di sospendere immediatamente accordi militari e fornitura di armi ad Israele e di operare per il cessate il fuoco e l’apertura di corridoi umanitari”. Parallelamente, si sollecitano istituzioni, ordini professionali e università ad adottare una dichiarazione formale per riconoscere il genocidio in corso e aderire alla petizione internazionale “Stop the Silence”.
Forte anche la richiesta al presidente De Luca: interrompere la fornitura di farmaci Teva nelle strutture sanitarie della Regione Campania, qualora esistano equivalenti, ed escludere l’azienda da fiere come il Pharmexpo di ottobre.
L’11 settembre a partire dalle ore 12 i sanitari si sono riuniti in via Sergio Pansini, davanti al Policlinico di Napoli, per riempire un’edicola dismessa con i contenuti della loro mobilitazione, in collaborazione con il collettivo Liberi Edizioni.
“La vita umana è il principio fondante della nostra missione e non può essere calpestata nell’indifferenza generale”, concludono gli operatori. Il messaggio è netto: la coscienza civile e professionale non può restare muta davanti a Gaza. “Stop al Genocidio! Palestina libera!”.