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Audio, accuse e difese: il caso Portici tra inchiesta giornalistica e replica dell’assessore Manzo

La pubblicazione, da parte de il Giornale qualche giorno fa, di un articolo che fa riferimento a una presunta compravendita di voti attraverso una nota vocale risalente al 2022 ha acceso un nuovo fronte di polemica politica in Campania e, in particolare, a Portici.

Il Giornale lancia accuse gravissimi sull’assessore di Portici

Accuse gravi, che – se confermate – configurerebbero scenari di estrema rilevanza penale e istituzionale, ma che allo stato attuale restano oggetto di ricostruzioni giornalistiche e valutazioni ancora tutte da verificare nelle sedi competenti.

Secondo quanto riportato dal quotidiano, l’audio – attribuito a una voce femminile – farebbe riferimento a presunti compensi in denaro in cambio di preferenze elettorali. Un contenuto che il Giornale definisce esplicito e che viene inserito in un quadro più ampio di presunte pratiche distorsive del consenso politico. Tuttavia, lo stesso articolo chiarisce che spetterà esclusivamente alla magistratura stabilire se tali elementi configurino o meno un reato e se vi siano riscontri concreti.

La replica di Manzo: “Tentativo di sciacallaggio politico”

Proprio su questo punto interviene con fermezza l’assessore di Portici Luca Manzo, chiamato direttamente in causa dal servizio giornalistico. In una lunga nota pubblica, Manzo respinge in modo netto ogni addebito, parlando apertamente di “tentativo di sciacallaggio politico” e di un’operazione costruita ad arte per danneggiarlo politicamente alla vigilia di una nuova fase elettorale.

L’assessore ricorda inoltre di aver già presentato, lo scorso anno, una denuncia alla Procura della Repubblica proprio per segnalare l’esistenza di un presunto piano finalizzato alla costruzione di prove false ai suoi danni.

Secondo Manzo, la diffusione dell’audio – risalente a oltre due anni fa – rientrerebbe in questa strategia, priva di riscontri oggettivi e fondata su dichiarazioni che definisce “false e calunniose”.

Un elemento che viene sottolineato con forza nella replica riguarda l’assenza, allo stato, di prove materiali in grado di collegare Luca Manzo a pratiche di voto di scambio. Nessun passaggio di denaro documentato, nessun atto formale, nessun riscontro giudiziario che possa “inchiodare” – per usare un’espressione ricorrente nel dibattito – l’assessore o altri amministratori coinvolti nella vicenda.

“Denuncerò chi ha alimentato questa macchina del fango”

Nel suo intervento pubblico, Manzo richiama anche il proprio percorso politico e culturale – ricordiamo che Manzo è l’autore del libro Colletti Bianchi, un’opera di denuncia proprio contro il malaffare politico e le degenerazioni legate alle pratiche clientelari e al voto di scambio -. Un aspetto che, secondo i suoi sostenitori, rende ancora più paradossale l’accusa che gli viene rivolta.

Sul piano politico, l’assessore parla apertamente di un’operazione mirata a colpire la sua figura per la sua vicinanza al sindaco e per la lealtà dimostrata alla coalizione di governo cittadino, in un contesto territoriale e regionale attraversato da tensioni e riorganizzazioni. Non mancano, nella sua ricostruzione, riferimenti a soggetti politici usciti sconfitti dalle ultime tornate elettorali e ora interessati a riconquistare visibilità.

Dal punto di vista legale, Manzo ha annunciato di aver dato mandato ai propri avvocati per intraprendere tutte le azioni necessarie a tutelare la propria immagine, preannunciando querele nei confronti di chiunque abbia contribuito alla diffusione di quella che definisce una “macchina del fango”.

In una fase delicata anche sul piano personale, segnata da un grave lutto familiare, l’assessore ribadisce infine la volontà di non arretrare dal proprio impegno istituzionale e dalla promozione della cultura della legalità, soprattutto nelle scuole, rivendicando il principio secondo cui le accuse, in uno Stato di diritto, devono sempre essere supportate da fatti e accertamenti, non da suggestioni o registrazioni decontestualizzate.

La vicenda resta ora sospesa tra il clamore mediatico e le verifiche che solo la magistratura potrà eventualmente compiere. Nel frattempo, il caso Portici si inserisce in un clima politico sempre più teso, dove il confine tra inchiesta giornalistica, lotta politica (per un contesto più ampio che riguardano anche le regionali) e tutela delle persone coinvolte richiede prudenza, rigore e rispetto della presunzione di innocenza.

Emilio Caserta, giornalista e responsabile ufficio stampa istituzionale. Direttore de "L'Identitario - Quotidiano Indipendente", collaboratore di Vesuviolive ed altre testate giornalistiche locali e nazionali. E' Coordinatore giovanile Nazionale del Movimento Neoborbonico, laureato in Economia e Commercio e proprietario del sito e-commerce identitario www.bottega2sicilie.eu e socio fondatore del 'Caffè Identitario' a Napoli. Appassionato di storia di Napoli e Sud (in particolare dal periodo del Regno delle Due Sicilie a quello Risorgimentale Post-unitario), Attivista del "Comprasud" per la difesa dei prodotti e delle aziende presenti sul territorio meridionale dall'Abruzzo alla Sicilia, collabora con diverse associazioni di beneficenza territoriale.