Miseno, surplus di meraviglie storiche e archeologiche

Chi l’avrebbe mai detto che il trombettiere di Enea nell’esercito troiano, citato da Virgilio solo di sfuggita nel III e nel VI libro, avrebbe dato il nome al bellissimo sito archeologico di Miseno? In realtà tutta Capo Miseno prende il nome da questo personaggio leggendario, appunto Miseno, figlio di Eolo, che avvisò i suoi compagni per sferrare l’attacco decisivo contro le Arpie.

Vittima di una “indigna morte”, la sua fine fu profetizzata dalla Sibilla Cumana, la quale preannunciò che Miseno sarebbe stato un sacrificio umano necessario per poter permettere ad Enea l’entrata negli Inferi. “Inter saxa virum spumosa immerserat unda demens (…) forte cava dum personat aequora concha”, trovò quindi la morte per mano del dio Tritone poiché l’aveva osato sfidare con la sua cava conchiglia. Così la mitologia tramanda che Enea con l’aiuto dei suoi compagni, costruì poi un santuario a lui dedicato, affinché gli venga concesso il ramo d’oro, necessario per la discesa nell’Ade. Infatti, secondo le fonti, proprio il lago d’Averno, rappresenterebbe l’accesso del regno dei morti.

Vista aerea dei Campi Flegrei, del Lago Fusaro, del Lago d’Averno e del golfo di Pozzuoli – Foto Panoramio

Geograficamente Capo Miseno è un’altura vulcanica di 164 m, riconoscibile per la sua caratteristica forma troncoconica; è la punta estrema della penisola flegrea e si estende dal comune di Bacoli sino al porto. La sua posizione consente un’ottima visuale sul Golfo di Napoli e le isole di Ischia e Procida, tracciando il confine tra il canale di Procida e Pozzuoli. Capo Miseno è sede di un importante faro, utile soprattutto per la navigazione costiera notturna; il bianco faro si trova sull’estremità di ciò che oggi resta dell’antica Caldera. Purtroppo la bellezza originaria del sito, splendido e suggestivo, negli anni è stato alterato dai fenomeni di abusivismo edilizio.

Antica Caldera e Faro

Dal punto di vista prettamente storico in verità tutta Miseno merita di essere visitata da turisti italiani e stranieri, in quanto offre un surplus di meraviglie storiche e archeologiche antichissime. Innanzitutto lungo la via urbana spuntano tra vegetazione e cespugli, numerosi ruderi di epoca romana riferibili a cisterne e a ville dell’antica città; sul lato orientale di Miseno, semi sommerso dal mare, sorge un Ninfeo romano, interamente scavato nella roccia tufacea; a seguire, impiantata su cisterne sempre d’epoca romana, si può ammirare una bellissima villa padronale antica, caratterizzata da una torretta a colombaia. Poi vi è la c.d. “Torre Bassa” ovvero un’antica torre saracena e in cima a Capo Miseno, da un punto di vista strategico per la posizione geografica, si possono scorgere fortificazioni e casematte (rifugi chiusi dall’interno e coperti a prova di bomba – ndr) risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, necessarie quindi per la difesa contro i nemici o per l’attacco e l’offensiva verso il mare. Infatti, alla luce di questo particolare, è interessante sapere che Miseno fu la sede della flotta romana istituita da Augusto nel 27 a.C., la Classis Misenensis, per la difesa del mar Mediterraneo, al cui comando vi era Plinio il Vecchio, importante fonte filologica durante l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Il sito archeologico di Miseno, oltre al meraviglioso Sacello degli Augustali, si offre agli occhi dei suoi visitatori, come un magnifico spettacolo, con il Teatro di Miseno e la Piscina Mirabilis, così denominata nel tardo ‘600.

Navata della Piscina Mirabilis

Sul lato Nord-Ovest del Golfo, la Piscina Mirabilis fu costruita durante l’età augustea, originariamente per assurgere alle funzioni di semplice cisterna d’acqua potabile. In realtà si tratta della più grande cisterna nota mai costruita e serviva per approvvigionare d’acqua le numerosissime navi della flotta di Augusto, divenuta poi Classis Praetoria Misenensis Pia Vindex, che trovava ormeggio e ricovero nell’attiguo porto. A circa 8 m sul livello del mare, la cisterna venne interamente scavata nella collina tufacea prospiciente la costa; la Mirabile Piscina è alta precisamente 15 m, lunga 72 e alta 25, con una capacità di poco superiore ai 12mila m cubi. A pianta rettangolare la Piscina è sormontata da un soffitto con volte a botte che viene sorretto da 28 pilastri cruciformi disposti lungo 4 file. Attraverso dei pozzetti ubicati sulla terrazza, l’acqua veniva facilmente prelevata con macchine idrauliche che canalizzavano l’acqua attraverso il porto tramite dei viadotti di scolo. Tutti i pilastri e il materiale adoperato sono impermeabili all’acqua e i turisti durante il tour, possono ammirare un ottimo esempio di opus reticulatum per l’intera costruzione della struttura muraria; l’illuminazione e l’areazione dell’ambiente vengono assicurate da tutta una serie di finestrelle poste lungo le pareti laterali. Sul fondo della navata centrale inoltre, è possibile visionare la piscina limaria, che come il nome suggerisce, veniva adoperata come vasca di svuotamento e decantazione per la pulizia e lo scarico periodico di tutta la cisterna. Infatti la Piscina Mirabilis costituiva un vero e proprio serbatoio termale dell’acquedotto augusteo, per gli antichi davvero importantissimo poiché confluiva l’acqua dalle sorgenti del fiume Serino sino a Napoli e pertanto fino ai Campi Flegrei.

Per chiunque volesse visitare queste splendide meraviglie, basterà solo consultare il sito internet dei Beni Culturali della Campania dove prezzi, orari e giorni di apertura, siti d’ingresso e altre informazioni sono a completa disposizione del pubblico.

 

Bibliografia:
Cattabiani A. “Florario. Miti, leggende e simboli”, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1996
Virgilio “Eneide”, libri III (vv. 239-240) e VI (vv. 162-189)