Fabio Baraldi interviene per fare chiarezza sul futuro della Turris e sulle voci che lo riguardano, ribadendo la propria posizione con toni pacati e improntati al rispetto. Un intervento che nasce dalla volontà di evitare fraintendimenti e di spiegare, senza ambiguità, quale sia la sua reale disponibilità nei confronti del club corallino.
“La Turris sarebbe il sogno di ogni presidente che fa calcio”, ha premesso Baraldi, sottolineando come la piazza di Torre del Greco sia “importante e impegnativa”, una realtà che richiede sacrifici non solo economici, ma anche in termini di tempo e organizzazione.
Nessuna contrapposizione, però, con Giuseppe Langella, nome da tempo accostato al futuro del club. “Non ho nessuna intenzione di fare la guerra con nessuno, tantomeno con Giuseppe Langella, per due motivi”, ha spiegato Baraldi. “Il primo è che lui ha una forza economica molto superiore alla mia, ha più esperienza e sicuramente più capacità di me. Il secondo è che Giuseppe è un amico”.
Un passaggio netto, che chiarisce anche il rapporto personale tra i due. “Se lui ritiene di fare la Turris io sarei felice per lui, farei il tifo per lui e sarei felice per la piazza di Torre del Greco. Come ho già detto anche per Nola, la piazza dove sta Langella avrebbe un grande presidente”.
Baraldi ha poi ribadito quale sia la sua proposta, qualora gli venisse data la possibilità di operare: “Mi sono reso disponibile a fare calcio a Torre del Greco, gestendo la società come un’azienda, rendendola produttiva e sostenibile, con un programma da stabilire”. Un progetto basato su impegno, dedizione e anche investimento economico, pur con una precisazione: “Sicuramente non all’altezza di Langella”.
“La mia è questa disponibilità, questa è la verità, questo è quello che posso fare”, ha aggiunto. “Se ci sarà qualcuno meglio di me sarò felice. Se mi sarà data la possibilità, farò calcio nel miglior modo possibile”.
Infine, un chiarimento secco su eventuali ambizioni personali: “Non ho bisogno di vetrine per titoli di giornale. Ci sono già stato abbastanza sia in TV che sui giornali quando giocavo. Non mi serve la Turris per visibilità”. L’obiettivo, ha concluso Baraldi, è uno solo: “Vorrei fare la Turris per fare calcio con lo stesso professionismo di quando giocavo”.
Parole che puntano a rasserenare il clima e a riportare il dibattito sul piano della concretezza, nel rispetto di una piazza che attende risposte chiare e un progetto credibile per il futuro.