Foto: Milano Centrale, pagina Facebook
L’emorragia di talenti e di energie dal Mezzogiorno continua a ritmi impressionanti. Nel 2024, secondo i dati più recenti sulla mobilità italiana, si è registrato un aumento del 38% di partenze rispetto al 2023, con oltre 123mila cittadini che hanno deciso di lasciare l’Italia per cercare stabilità, meritocrazia e migliori prospettive di vita.
La crescita più significativa riguarda i giovani: nella fascia 18-34 anni si è toccato un +47,9%, segno di una generazione che non trova nel proprio Paese le opportunità necessarie. Sommando anche la classe successiva, quella dei 35-49enni (+38,5%), si scopre che oltre il 72% di chi parte ha meno di cinquant’anni.
Il dato più drammatico arriva dal Mezzogiorno: il 45% dei residenti all’estero proviene dal Sud Italia, con la Sicilia (844mila), la Campania e la Puglia ai primi posti per numero di partenze. Quasi tre milioni di italiani all’estero – il 45,1% – hanno origini meridionali, a conferma di un declino che riguarda soprattutto i territori più giovani e potenzialmente produttivi del Paese.
L’emigrazione, ormai strutturale, non riguarda solo i lavoratori meno qualificati: negli ultimi dieci anni il Mezzogiorno ha perso oltre 180mila laureati, un’emorragia di competenze che penalizza la competitività di un’intera area. La Campania guida questa triste classifica con 65mila giovani laureati in meno, seguita dalla Sicilia con 56mila.
Tra il 2014 e il 2024 circa 1,1 milioni di cittadini si sono spostati dal Sud al Centro-Nord, mentre solo 587mila hanno fatto il percorso inverso. Il saldo migratorio negativo per il Mezzogiorno è di oltre mezzo milione di persone, in gran parte giovani tra i 20 e i 34 anni.
Chi resta, spesso, è costretto a convivere con precarietà e mancanza di prospettive. Chi parte, invece, sceglie l’Europa – in particolare Germania, Regno Unito e Spagna – che continua a essere la destinazione preferita per oltre il 70% degli espatriati.
Ogni treno che lascia Napoli, Palermo o Bari non porta via solo giovani in cerca di futuro, ma pezzi di comunità, famiglie intere, sogni collettivi. Il Sud muore non per mancanza di bellezza, ma per assenza di prospettive: muore nei paesi svuotati, nelle scuole che chiudono, nei talenti che trovano dignità solo altrove. È una morte silenziosa, quotidiana, fatta di addii e di valigie, di ritorni sempre più rari.