Dopo la sconfitta per 3-2 contro il Chelsea e i complimenti ai Blues per la qualificazione tra le prime otto della Champions League, negli studi della CBS il dibattito si è rapidamente spostato sul fallimento europeo del Napoli. Un’analisi severa, dai toni tutt’altro che indulgenti, in particolare quella dell’ex calciatore e oggi opinionista televisivo Mike Grella.
Secondo Grella, gli infortuni non possono essere considerati un alibi credibile nel calcio di alto livello. “Tutte le squadre giocano con delle assenze”, ha spiegato, puntando invece il dito contro le scelte di mercato del club azzurro. “Il Napoli ha sbagliato il mercato: ha preso attaccanti e centrocampisti, come Lucca, poi lo ha mandato via perché non ha inciso. Lang è stato ceduto per lo stesso motivo. Beukema oggi non gioca perché non si fidano e preferiscono Juan Jesus”.
Il giudizio si fa ancora più duro quando l’analisi si allarga alla filosofia di gioco e alla qualità complessiva della squadra. “Il Napoli vuole vincere per forza. Lotta, spinge, corre, dà tutto fisicamente. Questo va riconosciuto, anche dai tifosi. Ma quando arrivi alle competizioni di massimo livello e affronti le migliori squadre, serve qualità. E il Napoli non ne ha molta quando ha il pallone”.
I numeri, secondo l’opinionista CBS, confermano questa lettura: nove gol segnati in otto partite di Champions League, poche occasioni create, gare mai realmente controllate e una costante sensazione di precarietà. “Se a questo aggiungi un mercato sbagliato, competere diventa quasi impossibile”.
Nel mirino finisce anche Antonio Conte, non tanto per le idee tattiche quanto per l’intensità estrema richiesta quotidianamente alla squadra. “Pretende tantissimo ogni giorno: allenamenti, partite, competizioni. È un calcio logorante. Quando giochi 50 o 60 partite senza goderti ciò che fai, alla lunga la risposta cala”.
Il quadro finale tracciato da Grella è impietoso. “Hanno chiuso trentesimi nella competizione, a nove punti dallo Scudetto, trentesimi su 36 squadre in Champions. Alcune nemmeno sapevo esistessero. Il Qarabag, per esempio, ha chiuso davanti al Napoli. È impensabile che un club come il Napoli possa accettare un’uscita del genere dalla Champions League”.
Parole dure che fotografano un momento di profonda riflessione per il club azzurro, chiamato ora a interrogarsi su scelte tecniche, strategia di mercato e sostenibilità di un modello che, in Europa, non ha prodotto i risultati sperati.