Cultura

Il Museo del Tesoro di San Gennaro e i doni dei napoletani al proprio Patrono

Come risulta da un antico documento, nel 1527 il popolo di Napoli fece un patto con San Gennaro. Si impegnò a costruire una cappella in suo onore se il patrono avesse interrotto l’epidemia di peste che si era diffusa in tutto il regno, già teatro della guerra tra Spagna e Francia. La pestilenza cessò e i partenopei realizzarono, all’interno del Duomo, una nuova cappella sulla base del progetto proposto dal padre teatino Francesco Grimaldi. Dopo numerosi secoli, accanto alla cappella e al Duomo, è stata realizzata un’altra struttura per poter contenere l’immenso patrimonio artistico dedicato al santo: il Museo del Tesoro di San Gennaro, uno dei musei più ricchi al mondo.

Mitra

Nato nel 2003, diretto da Paolo Jorio, questo Museo contiene diversi oggetti preziosi regalati al Patrono, nel corso dei secoli, da sovrani, papi, uomini illustri e persone comuni. Documenti, oggetti preziosi, argenti, gioielli, dipinti, si alternano di anno in anno per permettere ai fedeli di osservare tutti i beni che compongono il celebre Tesoro di San Gennaro, una delle collezioni più ricche del mondo insieme con la Corona d’Inghilterra e il Tesoro dello zar di Russia. Il percorso museale accompagna il visitatore all’interno delle bellezze di Napoli e alla scoperta del rapporto che da secoli lega i partenopei al martire cristiano. All’inizio della visita, mentre in sottofondo si ascoltano voci dei vicoli, preghiere e canti sacri del Seicento, si possono osservare i busti d’argento dei compatrioti che accompagnavano la processione del santo e il reliquario del sangue donato nel 1305 da Carlo d’Angiò. Al piano superiore si trovano le Sacrestie, mai aperte al pubblico per quattro secoli. Contengono dipinti di Luca Giordano, Massimo Stanzione e Domenico Zampieri, detto il Domenichino. Al terzo piano sono esposti i gioielli più importanti di tutto il Tesoro: gli argenti e undici gioielli dedicati a San Gennaro.

Collana

Molti degli argenti risalgono al Seicento, secolo durante il quale furono realizzate molte manifatture per custodire le reliquie dei Santi. Ma non mancano opere risalenti al XVII e al XVIII secolo. Commissionate da confraternite, chiese e monasteri ad artisti di fama internazionale, quali Lorenzo Vaccaro, Filippo Del Giudice e Carlo Schisano, erano le vere protagoniste delle feste e delle funzioni religiose. Di particolare bellezza sono la Mitra d’argento dorato, risalente al 1713 e realizzata da Matteo Treglia, con rubini, smeraldi e brillanti; e la Collana di San Gennaro, iniziata nel 1679, formata da tredici maglie in oro massiccio alle quali sono appese croci tempestate di zaffiri e smeraldi. Non possono però essere dimenticati il Manto di San Gennaro, coperto di pietre preziose e di smalti raffiguranti le insegne araldiche del casato; il calice con coperchio detto Pisside in argento dorato; il Calice d’oro tempestato di rubini, smeraldi e brillanti, realizzato nel Settecento dall’orafo Michele Lofrano. Ugualmente di valore artistico e culturale sono le statue lignee che raffigurano la Vergine addolorata, l’Ecce Homo ed il Cristo risorto e che sono espressione dei più importanti artisti della Scuola napoletana del XVIII secolo. Una leggenda narra che ai napoletani che recitavano l’Ave Maria al cospetto di tali statue fosse concessa l’indulgenza.

Uno degli ultimi gioielli a entrare a far parte del Tesoro è stata una coppia di orecchini di famiglia donati, nel 1933, da una popolana dopo aver ricevuto un miracolo dal Patrono di Napoli.

Fonti: Agnese Palumbo, Maurizio Ponticello, “Il giro di Napoli in 501 luoghi”, Roma, Newton Compton, 2014

Maricla Boggio, Luigi M. Lombardi Satriani, “San Gennaro: Viaggio nell’identità napoletana”, Roma, Armando Editore, 2014

Sito del Museo del Tesoro di San Gennaro