Cultura

A Napoli c’era ‘o Sanguettaro, un mestiere nauseante: ecco cosa faceva

Il Settecento è stato il periodo storico maggiormente caratterizzato da scoperte nei vari campi del sapere umano. Fra tutte le scienze, proprio la medicina incominciò, durante il cosiddetto secolo dei Lumi, a rivolgersi meno ai filosofi e più agli specialisti delle discipline fisiche e naturali. In particolare furono due le principali correnti mediche che si diffusero in questo periodo: il vitalismo, per il quale alla base della vita vi sarebbe stata una forza vitale, e il meccanicismo, secondo il quale il corpo umano era paragonato a una macchina comandata dalle leggi fisiche. Vi furono diversi progressi nell’assistenza sanitaria, anche se non di rado, quando insorgevano problemi fisici, i malati non si rivolgevano al medico.

Sanguettaro

A Napoli, per esempio, in alcuni casi si chiamava anche il barbiere. Quest’ultimo era conosciuto come il “sanguettaro” poiché era deputato ad applicare le sanguisughe, chiamate anche “sanguette” o “sanghezuga”, sul corpo delle persone colpite da ictus, trombosi o da altre malattie. La sanguisuga è un piccolo animale nero invertebrato che vive solitamente nelle acque stagnanti e può essere pescato soprattutto in autunno. È provvisto di ventose con le quali si attacca alla parte interessata per iniziare poi a succhiarne il sangue. Durante il procedimento, lo stesso animaletto si ingrossa arrivando ad assomigliare a un piccolo cetriolo.

Il “sanguettaro” dopo aver raccolto o acquistato le sanguisughe, le conservava in vasetti di vetro e, se la persona era stata colpita da un ictus cerebrale, gli poneva uno di questi animali dietro le orecchie, se aveva la polmonite, lo posizionava dietro le spalle. Questa operazione era detta salasso. Dopodiché le sanguisughe venivano messe nella cenere a spurgare il sangue infetto. Da questa usanza tra origine l’imprecazione “Puozze purgà comme ‘a sanguezuca dint’ ‘a cenere ‘o sango corruto de la ‘mmidia toia” e cioè “Che tu possa spurgare, come la sanguisuga nella cenere, il sangue infetto della tua invidia”.

Fonti: Isa Rampone Chinni, Tina Palumbo De Gregorio, “La farmacia di Dio”, Napoli, Rogiosi Editore, 2011