Cultura

Il Provolone Auricchio è napoletano: conoscete la sua storia?

Esistono determinati prodotti, sopratutto nel settore alimentare, che sono talmente legati al nome di una particolare ditta da esserne completamente assorbiti nel linguaggio comune: ad esempio, ormai, usiamo tutti il termine “Nutella” per indicare una crema di nocciole, oppure la bevanda universalmente conosciuta sotto il marchio di “Coca-Cola”. Così è successo anche per il provolone “Auricchio” che, nato in un piccolo comune vesuviano, è diventato il provolone per eccellenza, conosciuto in ogni angolo del pianeta.

In pochi sanno, infatti, che Gennaro Auricchio, inventore del formaggio, nacque, visse e iniziò la sua attività a San Giuseppe Vesuviano, in provincia di Napoli. Nel lontano 1877, Auricchio fondò la sua primissima azienda casearia ed inventò quel caglio speciale che ha reso il suo provolone unico ed inimitabile. Inimitabile anche perché la ricetta originaria è tutt’oggi un segreto ben custodito e difeso dall’azienda. Ancora oggi il Provolone Auricchio è prodotto e formato a mano secondo l’antica ricetta del fondatore, mentre le macchine e le moderne tecnologie hanno il solo scopo della tutela della sicurezza alimentare del consumatore. Il provolone è, perciò, esattamente uguale a quello di 140 anni fa.

Il successo per il formaggio arrivò, però, solo nei primi anni del Novecento grazie al fenomeno dell’emigrazione di massa verso gli Stati Uniti. Tanti meridionali partirono per cercare lavoro e fortuna in America, con una valigia carica soltanto di speranze e nostalgia per la terra natìa. Il provolone Auricchio si dimostrò presto uno dei prodotti caseari più facili da conservare e, quindi, portare in un viaggio transatlantico e, inoltre, il suo sapore forte riusciva a trasmettere tutta la tradizione culinaria di Napoli e del Sud Italia. Così, col passare del tempo, nessun emigrante partiva senza portare in valigia un bel pezzo di provolone.

La fama del prodotto si tramandò anche nel nuovo continente, specialmente nei quartieri riservati agli italiani e negli esercizi commerciali che vendevano beni e alimenti della nostra terra: come abbiamo detto, l’elevata capacità di conservazione dell’Auricchio lo rendeva molto più commerciabile della più famosa mozzarella. Nel 1976 l’azienda, vista la produzione sempre più serrata, è costretta a trasferirsi in Pianura Padana, nel moderno stabilimento di Pieve San Giacomo, alle porte di Cremona, dove ogni giorno arrivano oltre 4.000 quintali di latte da cento aziende agricole diverse. È già agli inizi del ‘900, infatti, che Gennaro Auricchio mandò i propri figli al nord per trovare latte a sufficienza, dato che la produzione in Campania non era sufficiente allora e non lo sarebbe neanche al giorno d’oggi.

Tuttavia il vecchio stabilimento di Somma Vesuviana continua a funzionare e produrre per il territorio circostante. L’unico reale ostacolo per lo sviluppo dell’azienda arrivò nel 1992 con una gravissima crisi economica. In quella circostanza una potentissima multinazionale straniera stava per acquisire il 50% dell’azienda, ma la vendita fu interrotta da Gennaro Auricchio, nipote del patriarca. Gennaro non solo ha salvato la produzione italiana, ma l’ha anche portata ad un livello di innovazione e crescita incredibile, pur conservandola come azienda prettamente a stampo familiare.