Cultura

I resti dell’antica Velia: il cuore della filosofia greca in Campania

Se pensiamo alle ricchezze archeologiche della nostra terra, immediatamente ci vengono in mente gli scavi di Pompei ed Ercolano. Questi sono i più famosi, ma non certo gli unici. Infatti, nel comune di Ascea, in provincia di Salerno, si ergono ancora i resti di un’antica città: Velia.

Secondo gli storici Erodoto e Strabone, la storia della città di Velia, il cui nome greco era Elea, iniziò quando Focea, una città greca dell’Asia Minore, venne conquistata dai Persiani. Moltissimi greci riuscirono a fuggire dalla città prima dell’occupazione ed approdarono sulle coste dell’Italia meridionale, al tempo sede di numerose colonie elleniche, e qui fondarono Elea. Quanto scritto dagli storici antichi trova conferma in alcuni resti di un piccolo villaggio rinvenuti sull’acropoli di Velia: forse quel che rimane dell’insediamento greco.

Porta Rosa

Per oltre quattro secoli i greci regnarono incontrastati sulla nuova colonia: la posizione era ottima per gestire i traffici fra Etruschi, a Nord, e le altre colonie circostanti. La supremazia economica e geografica della città la fece resistere ai numerosi popoli confinanti, persino ai romani. Anzi, durante la seconda guerra punica i greci fornirono un considerevole contributo alle legioni romane, riuscendo ad ottenere ancora più autonomia.

Prima ancora di essere una potenza commerciale, però, la colonia greca rappresentò un grande polo culturale dell’antichità: la scuola eleatica, appunto di Elea, fu molto importante nella storia della filosofia e i suoi principali esponenti furono Parmenide, Zenone e Melisso di Samo. Ad Elea soggiornarono anche i filosofi Senofane e Leucippo. Fino almeno al 62 d.C. operò una fiorente scuola medica e di Velia furono i due grammatici Stazio, padre del più noto poeta latino, e Palamede.

Tuttavia, nell’88 a.C, Velia diventò a tutti gli effetti un municipio romano, pur conservando il diritto di battere moneta e parlare greco. I più ricchi fra i romani avevano una casa di villeggiatura nel nuovo municipio: un luogo ben diverso da Roma, immerso nel verde, a pochi passi dal mare e con tutti gli agi e le ricchezze della capitale. Le nuove strade costruite in età imperiale, però, ridussero drammaticamente l’importanza di Velia, che andò presto incontro ad un declino economico.

Ridotta a un paesino di pescatori, nel medioevo venne abbandonata dai pochi abitanti che vi rimanevano a causa di un’epidemia di malaria. L’unico baluardo di Velia rimase l’antica acropoli, dove alcune famiglie si rifugiarono costruendo una poderosa fortificazione per difendersi dai frequenti assalti dei pirati saraceni. Il borgo prese il nome di Castellammare della Bruca, ma, nel XVII, anche quella piccola fortezza restò disabitata.

Dopo un lungo oblio i resti dell’antica città furono ritrovati nella metà del secolo scorso all’interno del territorio comunale di Ascea e ne arricchiscono l’offerta turistica legata alla balneazione estiva. Gli scavi, vicini alla ferrovia e non lontani dal centro città, sono visitabili tutti i giorni, eccetto il giovedì. Dell’antica città restano l’Area Portuale, Porta Marina, Porta Rosa, costruzione risalente all’età greca, le Terme Ellenistiche e le Terme romane, l’Agorà, l’Acropoli, il Quartiere Meridionale e il Quartiere Arcaico.

Per maggiori informazioni sul complesso archeologico e sugli orari di apertura è possibile consultare il sito dedicato.

Fonti: Giovanna Greco e Fritz Krinzinger – Velia. Studi e ricerche; Marcello Gigante – Il logos erodoteo sulle origini di Velia