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La Bibbia adesso è in Napoletano: le traduzioni non conoscono limiti

La ‘Parola di Dio’ dev’essere disponibile per tutti: poveri e ricchi, intellettuali e analfabeti, e da oggi, non è uno scherzo, anche per i partenopei incalliti che non spiccicano neppure una sillaba in italiano, ma parlano ormai solo e soltanto il napoletano, riconosciuto dal 24 gennaio 2014, patrimonio dell’UNESCO, lingua di poeti, cantanti e drammaturghi.

A perseguire quest’idea un po’ folle e coraggiosa è stato padre Matteo Coppola, sacerdote napoletano rettore della ex cattedrale di Vico Equense in provincia di Napoli. Don Matteo, figlio di operai napoletani e laureato in teologia alla Pontificia Facoltà Teologica dei Gesuiti a Posillipo, ha impiegato circa 10 anni a completare la sua scrupolosa stesura in napoletano delle Sacre Scritture e il risultato consta in 5 tomi per 73 libri, editi e pubblicati da Nicola Longobardi. Padre Matteo ha dichiarato a testate giornalistiche, quali Roma e Il Messaggero, che per lui la lingua napoletana è sempre stata una forte passione, coltivata nel tempo grazie alle letture del grande Eduardo, ma anche Viviani, le commedie di Eduardo Scarpetta e le dolci poesie di Salvatore di Giacomo. “Mi hanno preso per pazzo, lavoravo anche 10 ore al giorno stando seduto al computer, ma alla fine ce l’ho fatta. Non mi sono mai arreso”, ha dichiarato fiero il ministro di Dio, precisando che l’opera della sua traslitterazione è stata fedelissima al testo ufficiale della Cei (Conferenza Episcopale Italiana – ndr), eludendo soltanto termini non traducibili come ‘circoncisione’ o alcuni tempi verbali al futuro non presenti e non usati nella lingua napoletana. Il sacerdote inoltre racconta come in passato sin da giovane, grazie alla filodrammatica, in tutte le parrocchie, non essendoci ancora le fotocopiatrici, spesso a lui toccava trascrivere direttamente a mano le opere in napoletano, come i monaci amanuensi del Medioevo, unendo quindi la sua vocazione alla sua passione per la letteratura e la lingua napoletana.

“L’ispirazione della traduzione della Bibbia in napoletano mi è nata” spiega il sacerdote “dalla lettura di un passo del Concilio Vaticano II, in cui si dice che la Parola dev’essere a disposizione di tutti in ogni tempo; la Chiesa cura che si facciano traduzioni appropriate in tutte le lingue. Lo scopo della traduzione è quindi far conoscere Dio a tutti. Se il Signore me ne darà la possibilità tra l’altro, procederò alla traduzione in napoletano anche dei Vangeli apocrifi e dei Fioretti di San Francesco”, aggiunge soddisfatto.

Così è nata anche la trasmissione televisiva lanciata da Metropolis Network, su Metropolis Tv, canale 902 di Sky, dove due volte a settimana i telespettatori potranno ascoltare i passi della Bibbia in napoletano, episodi della vita di Gesù, parabole e miracoli, letti direttamente da don Matteo, sacerdote vicino alle esigenze del popolo napoletano. La religione quindi usa i canali più moderni per diffondere la sua dottrina e per accumulare proseliti, anche quelli alle pendici del Vesuvio.

Una Bibbia in napoletano, fedele e rigorosamente sacra, non sicuramente ‘burlesca’ e irriverente come la riscrisse il divertente Giobbe Covatta, bensì ricca e fiduciosa di attirare una grande attenzione di pubblico, sopratutto pubblico di Napoli. D’altronde, se il libro più famoso al mondo, più tradotto di tutti i tempi (si contano circa 2403 lingue – ndr) da oggi può esibire anche una stesura in dialetto partenopeo, lo deve “alla sua musicalità, alla sua immediatezza e a ai suoi concetti non astratti che subito rendono attuale il messaggio di Dio”.