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Video. Il miracolo di San Gennaro e le sue “Parenti”. L’origine della tradizione


Le Parenti di San Gennaro si buttano carponi, respingendo con i piedi i vicini. Alcune piangono, implorando dal Santo la remissione dei peccati; altre urlano con cadenza strana di nenia orientale. Nella vasta Cappella del Tesoro, qua e là scoppiano singulti; molte si picchiano il petto; altre levano le mani giunte, in atto di fervente preghiera, verso il busto di San Gennaro“.

Una cronaca del XIX secolo racconta il miracolo di San Gennaro e la passione dei fedeli che partecipavano al rituale religioso. Ma il passo che proponiamo parla di un particolare gruppo, noto come “Parenti di San Gennaro”. Oggi si distinguono perché sono disposte in prima fila, vicino la balaustra, con un lento dondolio della testa accompagnano i canti struggenti che recitano da secoli, protendono le mani in avanti per raggiungere il busto del Santo. Ed è all’interno della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro che si odono queste voci delle “parenti” che attendono il miracolo dello scioglimento del sangue, a protezione della città e dei napoletani. Nei giorni del miracolo, parlano al busto di San Gennaro e gli rivolgono esortazioni a non tardare nel miracolo, frasi confidenziali, come “santo nuosto“, “guappone“, “faccia ngialluta” e via di seguito, espressioni dialettali e simbolo della cultura e della lingua napoletana.

Le figure delle parenti di San Gennaro sono tra le più folkloristiche di Napoli e la sua origine è remota. Nel 305 d.C., quando San Gennaro venne decapitato, Eusebia, la sua nutrice, raccolse il sangue in due ampolle (usanza diffusa tra i parenti dei giovani cristiani martirizzati). Dopo di lei fecero lo stesso anche altre donne anziane che ritenevano di essere parenti o discendenti del Santo, dando vita così ad una tradizione che poi è diventata parte fondamentale del rito del miracolo. Da questo antico gruppo di “parenti”, si è tramandata la procedura religiosa di generazione in generazione, di madre in figlia. La presenza delle donne negli antichi riti partenopei è molto antica e bisogna risalire ai culti pagani, basti pensare a quando le sacerdotesse del tempio di Cerere a Roma dovevano essere esclusivamente di origine campana. Il culto di San Gennaro, nonostante le decisioni del Vaticano, è tra i più potenti e radicati della cultura napoletana, ricordiamo che in epoca bizantina le monete presentavano la sua effige, e che alcuni culti pagani si fusero con quelli cristiani, molto di più a Napoli che in altre città. Molte sacerdotesse di Cerere, dea dell’Abbondanza e della fertilità, portarono con loro, nei primi gruppi monastici, i riti iniziatici e misterici che vennero poi trasformati dalla tradizione popolare in superstizioni e leggende contadine, come il malocchio, la stregoneria e le fattucchiere. Le parenti di San Gennaro cantano ancora quelle antiche cantilene ereditate dalle sacerdotesse, ma modificate dalle nuove morali cristiane ed etiche, ma che presentano ancora un’ossatura esoterica e alchemica derivata dalla loro antica origine.

Nel video pubblicato dal Comune di Napoli, l’attrice teatrale Tina Femiano ne racconta la storia. Alcuni, come spiega l’attrice, fanno risalire le “parenti di San Gennaro” al 1800, quando alcune vecchiette di cognome “Ianuario” (Gennaro) dicevano di discendere dal Santo e vantavano il diritto di rivolgersi in maniera confidenziale e molto spesso anche con epiteti offensivi, proprio perché sue parenti.

Micco Spadaro – Eruzione del Vesuvio e processione delle reliquie di San Gennaro (XVII secolo)

Oggi 16 dicembre, anniversario dell’eruzione vesuviana del 1631, Napoli è in fermento ed è tutto pronto per la replica del miracolo di San Gennaro.

Questo articolo fa parte della rubrica sulle Chiese di Napoli .”Napoli, la città delle 500 cupole”.

 

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