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Patrimonio Unesco. Ma perché ci sono troppe chiese chiuse e in stato di degrado?

Napoli si sta preparando per il Maggio dei Monumenti, un’occasione imperdibile per i turisti e per i residenti in cui visitare ed ammirare le bellezze della città e soprattutto i siti che nel resto dell’anno sono chiusi al pubblico. Ma nonostante questa iniziativa resta il problema delle chiese chiuse di Napoli.

Un numero sconfortante di chiese chiuse e in stato di abbandono e di degrado. La chiesa neogotica di Santa Maria Stella Maris e quella di San Biagio all’angolo di piazzetta Grande Archivio, Santa Maria della Stella alle PaparelleSan Nicola a Pistaso (in foto), Sant’Andrea dei Gattoli, sono solo pochi degli edifici di culto cristiani abbandonati.

Il Corriere del Mezzogiorno, ha fatto una passeggiata tra i vicoli del centro storico ed insieme a Giuseppe Serroni, presidente dell’associazione degli antichi Sedili di Napoli, la onlus di artigiani e commercianti dei Decumani ha approfondito la questione di queste chiese negate ai visitatori e ai napoletani.

La Curia decise di concedere in comodato d’uso gratuito alcune di esse per ristrutturarle e riutilizzarle “per scopi sociali, culturali, artistici e formativi“, proposta che suscitò un forte interesse di privati ed associazioni, che poi abbandonarono scoraggiati dalle non trascurabili spese da assumersi per ottenere il comodato. “Qui c’è bisogno di un piano Marshall. – ha spiegato Serroni – I 100 milioni di euro che sono arrivati con il Grande Progetto Centro Storico Unesco sono pochissima cosa, non si riesce a far decollare nemmeno i cantieri in programma e tra qualche anno ci ritroveremo punto e a capo. Se il centro storico di Napoli è davvero patrimonio dell’umanità bisogna mettere in campo tutte le energie e prima ancora con la massima attenzione ai contenuti di ciò che si va a recuperare“, aggiunge. “Per noi, i tempi saranno abbastanza lunghi, sono anni che cerchiamo una sede da recuperare ed ora i lavori saranno impegnativi; bisognerebbe prima liberare una parte ancora in fitto, quindi riusciremo a metterci in moto non prima dell’anno prossimo“, conclude il presidente de I Sedili di Napoli.

La Curia probabilmente pensava che i restauratori potessero fare miracoli, ma gli edifici richiedono interventi importanti, perciò parlavo di un Piano Marshall per il centro storico“, afferma. Chiese come quella di San Nicola a Pistaso che fu restaurata nell’800 e che le infiltrazioni d’acqua nelle mura a causa delle caditoie in amianto, è finita nel degrado più assoluto. Ai lati superiori di quella di Sant’Andrea dei Gattoli, a pochi metri dal Corso Umberto, invece si vedono un paio di balconi con infissi in alluminio e colonnine doriche ultra bianche, di appartamenti dati in fitto a privati che necessiterebbero di interventi urgenti soprattutto per le cattive condizioni dell’intonaco e della facciata.

S. Andrea dei Gattoli, facciata.

Per non parlare del crollo di qualche mese fa. Il portiere di uno stabile vicino, ha raccontato che “è caduta la croce posta in alto, meno male che era notte e non c’era nessuno in strada altrimenti qualcuno si sarebbe potuto fare davvero male”.

Si parla di un centro storico, quello di Napoli, patrimonio dell’Unesco. E i fondi? Perché non si agisce su queste chiese abbandonate, almeno per metterle in sicurezza e per evitare ulteriori crolli?

Questo articolo fa parte della rubrica sulle Chiese di Napoli .”Napoli, la città delle 500 cupole”.