Storia

160 anni di Italia unita: il Sud festeggia emigrazione, saccheggi, stragi e povertà

Oggi, 17 marzo 2021, si festeggiano i 160 anni dall’unità d’Italia. Radio, televisioni, politici, quante manifestazioni “virtuali” dato il problema covid e le zone rosse su quasi tutta la penisola!

Da diversi giorni le televisioni stanno mostrando vecchi programmi, con tesi sul Risorgimento ormai superate, “datate”, sempre le stesse, magari invitando discendenti di coloro che oggi vengono ancora considerati “eroi”. Ma come può un discendente parlar male di un suo antenato (come poteva “il cugino di Parascandolo” parlar male di Parascandolo?), che poi è già difficile oggi conoscere la storia di un nonno diretto, figuriamoci di un antenato vissuto oltre 150 anni fa.

Molte associazioni e meridionali in questi giorni si domandano come mai si continua ad appoggiare quelle che ormai a tutti gli effetti vengono definite vere e proprie Fake News (bufale) sul Risorgimento. In tale senso sono ormai decine le ricerche, interviste, pubblicazioni condotte da intellettuali, docenti, ricercatori come Malanima, Daniele, Fenoaltea, Collet, David Laven (Università di Nottingham), così come sono diventate virali le affermazioni del procuratore Gratteri, o di alcuni interventi da Camilleri ad Alberto Angela nei suoi programmi, e di tanti altri personaggi di qualsiasi categoria che da anni conducono ricerche in merito alla storia del Risorgimento ed al “saccheggio del Sud”.

Quelle che ieri erano le tesi maggioritarie su un Risorgimento che vede la liberazione del non ancora Sud (brutto, sporco e cattivo) da parte del Nord (da sempre buono, bravo e bello), oggi sono ampiamente minoritarie e supportate da sempre meno accademici, anche se purtroppo la storiografia ufficiale italiana non vuole proprio cambiare idea. Ammettere quello che ci fu in passato vorrebbe dire far crollare definitivamente delle basi, già costruite sulle sabbie mobili, e mantenute male anche negli ultimi 160 anni di questa Italia unita. Sarebbe un errore dire, infatti, che questi ultimi 160 anni siano stati migliori e floridi per quel Sud “liberato dai Borbone” grazie all’Italia, tutt’altro.

Noi festeggiamo 160 anni di questioni meridionali irrisolte, 160 anni di emigrazione di decine di milioni di meridionali (che prima non partivano) – 20 milioni ha affermato l’Istat nel 2017 – i quali sono andati al nord ed in giro per il mondo a fare ricche altre terre, spesso disprezzando la propria per farsi accettare. Festeggiamo guerre di conquista verso un Sud che era un’altra nazione, la Magna Grecia, il Regno delle Due Sicilie.

Festeggiamo 160 anni di trattativa stato-mafia per tenere in scacco il Sud, oggi “festeggiamo” decine di migliaia di deportazioni dei meridionali nei primi Lager Europei al Nord Italia (uno tra i tanti Fenestrelle); festeggiamo un’Italia che ancora preferisce ricordare altre false storie con i soliti “eroi”, con tesi stra-superate ormai da quasi tutti gli italiani. Oggi “festeggiamo” 160 anni di razzismo verso i meridionali dagli stadi (con un ragazzo che può morire in quanto napoletano) al “non si affitta ai meridionali”; razzismo nella ripartizione dei fondi nazionali (prossimi ma non ultimi quelli del Recovery Fund), razzismo nei servizi, nelle strutture, nelle infrastrutture, nella sanità (solo un cittadino campano prende in media 45 euro in meno pro capite per la sanità rispetto ad un cittadino del centro-nord).

Oggi festeggiamo 160 di falsità politiche, storiche, giornalistiche, sociali, economiche, scolastiche. Festeggiamo i giovani italiani che hanno diversi diritti, opportunità, progetti per il futuro, pur appartenendo a quello “stesso Stato Italiano” nella cui Costituzione (che abbiamo dimenticato specialmente nell’ultimo anno) reclama le pari opportunità da Nord a Sud ed i lep (livelli essenziali delle prestazioni) e non la spesa storica.

Oggi festeggiamo i 160 anni del: “Fatta l’Italia, dobbiamo fare gli Italiani”, e dopo 160 anni non abbiamo fatto né l’Italia né gli Italiani, ed oggi giochiamo a fare gli europei. Oggi festeggiamo il ministero per il Sud, proprio come un tempo si faceva per il ministero delle colonie italiane in Africa. Oggi festeggiamo anche i 160 anni di una grande capitale, Napoli, che dopo 600 anni è stata ridotta a semplice capoluogo di regione piena di malavita e rifiuti tossici portati dai nostri “fratelli” del Nord.

Pensate che dopo questa pandemia questo stato potrà diventare veramente una nazione unita? Lo pensavano anche i nostri nonni, bisnonni ed antenati vari dopo le due guerre mondiali, in cui i meridionali venivano trattati come carne da macello per andare a combattere sul fronte, perché mentre al Nord c’erano le industrie delle armi, al Sud non essendoci nulla si poteva guadagnare qualcosa solo arruolandosi.

Mi raccomando festeggiate, magari fuori ai balconi (perché dopo un anno ancora non potete scendere di casa, mentre gli altri Paesi stanno già pensando alle riaperture, dopo aver fatto collaborare tutte le regioni tra loro senza egoismi), canterete un inno che non sapete neanche cosa voglia dire e soprattutto chi sono quei fratelli d’Italia presenti al suo interno. Esporrete la bandiera di cui non conoscete neanche il significato dei 3 colori.

Ebbene, sempre più meridionali anziché esporre la bandiera tricolorata, ormai da diversi anni preferiscono esporre quella gigliata delle Due Sicilie, quella bandiera che racconta la storia della mia Napoli, di quelle Due Sicilie diventate semplicemente Sud (come fosse un’identità specifica di un territorio essere del Sud) solo 160 anni fa (dopo 3000 anni di storia gloriosa), quella di una terra oltraggiata, umiliata, offesa, ridicolizzata per i piaceri di qualcuno, pur essendo la culla della civiltà, di quella civiltà che però, specialmente nell’ultimo anno, tra affari sulla nostra pelle, maxi-truffe, maxi-tangenti, inchieste che piano piano stanno emergendo, non vedo più traccia nel mondo.

Viva i pari diritti, le pari opportunità, quei valori che devono essere le fondamenta solide di uno stato unito, ma che a quanto pare per cominciare a vedersi unito anche nella mentalità, nelle tradizioni, nella lingua quella vera, nel racconto della propria storia, ci vorranno forse altri 160 anni (anche se il mondo corre ed a questo punto tanto vale dirci solo “Europei”), ma con una storia che deve essere raccontata per quello che è, per quello che è stato, ossia il saccheggio, la deportazione ed il genocidio di centinaia di migliaia di coloro che poi diverranno i meridionali.

Qualsiasi Stato al mondo è nato con la violenza, ma solo l’Italia ci mette 160 anni per (non) riconoscerla. Evidentemente certe verità sarebbe meglio non raccontarle, continuando ad ignorarle ed a vivere in un Paese a due velocità.

Emilio Caserta, giornalista e responsabile ufficio stampa istituzionale. Direttore de "L'Identitario - Quotidiano Indipendente", collaboratore di Vesuviolive ed altre testate giornalistiche locali e nazionali. E' Coordinatore giovanile Nazionale del Movimento Neoborbonico, laureato in Economia e Commercio e proprietario del sito e-commerce identitario www.bottega2sicilie.eu e socio fondatore del 'Caffè Identitario' a Napoli. Appassionato di storia di Napoli e Sud (in particolare dal periodo del Regno delle Due Sicilie a quello Risorgimentale Post-unitario), Attivista del "Comprasud" per la difesa dei prodotti e delle aziende presenti sul territorio meridionale dall'Abruzzo alla Sicilia, collabora con diverse associazioni di beneficenza territoriale.