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Non lo sapevo. Napoli 1860: prima città d’Italia per numero di Conservatori Musicali

Inebriante, magica, potente, rilassante, fonte d’amore puro ed incondizionato, la musica, una delle mille sfaccettature dell’arte, ci accompagna da sempre, in ogni singolo istante della vita. Ha un potere disarmante, riesce a mettere di buonumore anche gli animi più tormentati ed a mettere d’accordo quasi tutti, almeno per un attimo. Difficile non essere rapiti da determinate melodie e da testi ed interpretazioni profonde e magistrali, che in qualche modo evocano ricordi o cadono a pennello in determinati periodi della vita, rispecchiando i più svariati stati d’animo.

Da sempre ha segnato le epoche, i periodi storici, conferendo quel tocco in più che solo la musica e poche altre cose possono dare. Napoli, città dalle mille sfaccettature e dai mille volti, non poteva esimersi dall’imponenza della musica: vanta un patrimonio musicale notevole, le cui radici affondano in tempi antichi e remoti. La musica prende forma attraverso le voci di chi, con doti innate ed anni di studio “matto e disperatissimo” sulla scia leopardiana, cerca di fare o ha fatto della musica il proprio lavoro: tenori, cantanti, coristi, maestri di canto, direttori d’orchestra e così via. Ma ci sono anche altri “veicoli” attraverso i quali la musica si concretizza: un esempio calzante è il Conservatorio Musicale, definito tecnicamente come “una struttura atta all’istruzione musicale cui accedere tramite una prova d’ammissione” come stabilito dall’articolo 33 della nostra Costituzione che attribuisce piena autonomia a tali strutture.
Diversamente dal passato, periodo in cui era una struttura gratuita, gestita dal Clero per ospitare ragazzi in condizione disagiate, quali orfani o poveri, oggi il Conservatorio Musicale è un luogo di aggregazione tra persone che condividono la stessa passione e che hanno la stessa voglia di imparare ed apprendere ogni segreto legato ai meandri della musica.

Come ogni forma d’arte, il Conservatorio ha una sua storia artistica e culturale. Torniamo per un attimo indietro nel tempo, al lontano 1500 fino al 1700-1800, ripercorrendo i punti salienti della storia dei primi quattro convervatori fondati e nati a Napoli: il Conservatorio di Santa Maria Loreto, di Sant’Onofrio a Capuana, della Pietà dei Turchini e dei Poveri di Gesù Cristo. Un tuffo nel passato, accompagnato dalla musica, diventa più invogliante e piacevole.

Nel 1700, il secolo dei Lumi, segnato da grandi trasformazioni a livello economico e demografico, in cui si concentrano gli anni di massimo splendore del Regno di Napoli, i più illustri e bravi insegnanti, maestri e docenti operavano nei quattro conservatori napoletani per “istruire” vocalmente i cantanti, provenienti soprattutto da zone al di fuori dell’area partenopea. I conservatori nacquero però a partire dalla metà del 1500, il secolo del Rinascimento, ricco dal punto di vista letterario ed artistico, in cui si è concentrata maggiormente la lunga e discordante questione della lingua italiana e dominato da una cultura prevalentemente laica, del Manierismo, dal classicismo aristocratico contrapposto a sperimentalismi radicali.
Come già accennato, ognuno di essi nacque inizialmente come luogo di accoglienza per i ragazzi disagiati. Per otto anni consecutivi di studio intenso ed esercitazioni vocali e strumentali, i ragazzi, fin dalla tenera età, oltre a portare avanti ed a termine i loro studi in ambito umanistico e scientifico, trascorrevano un periodo di totale full immersion nel mondo della musica, ascoltando oltretutto i grandi cantanti, da cui ispirarsi o apprendere nuove tecniche.
Fu così che i conservatori diventarono delle scuole di musica a tutti gi effetti, racchiudendo in sé tutta la bellezza e magnificenza che tutt’oggi conosciamo.

Sala Scarlatti

Il conservatorio di Santa Maria Loreto

L’incisione sull’arco “Un dì ad Apollo ad Esculapio or Sacro” nello spazio che ospita l’ospedale su Via Marina, a Napoli, è una grande testimonianza dei tempi andati: ci riporta immediatamente indietro nel tempo, nel lontano 1537, anno in cui fu fondato il Conservatorio di Santa Maria Loreto il più antico tra i quattro.
Nel 1535 un artigiano di nome Francesco costruì una cappella adiacente alla Chiesa di Santa Maria di Loreto per aiutare i bambini orfani e poveri. Nel 1537 il protonario spagnolo Giovanni di Tapia costruì a sua volta un orfanotrofio, trasferito poi in un’altra sede per ampliare lo spazio a disposizione e trasformarsi poi col tempo in una vera e propria scuola di musica.
Il conservatorio fu frequentatissimo: ben 1500 ragazzi, principalmente napoletani ma anche proveninti da doverse zone della Spagna, Francia e Sicilia, tra il 1560 ed il 1570, varcarono i corridoi del conservatorio, come attestato negli storici registri. Solo a partire dalla fine del 1600 il conservatorio diventò del tutto operativo ed i fondi erano costituiti dalle offerte e dal “Cippo”, un salvadanaio di legno dove i mercanti del borgo destinavano un obolo ai piccoli diseredati.
Per tale motivo, alla fine del Seicento, in seguito all’esigenza di ottenere i massimi risultati, insegnarono i migliori didatti: Durante, Provenzale e Nicola Porpora edi più famosi castrati, come Caffarelli, Farinelli, Porporino e altri. Uno degli allievi più bravi fu Domenico Cimarosa.

Conservatorio della Pietà dei turchini

Il conservatorio della Pietà dei Turchini

Nel cuore di Via Medina, nel 1583, fu fondato il Conservatorio della Pietà dei Turchini, nato inizialmente come orfanotrofio, grazie all’intervento dei frati della Chiesa della Pietà, appartenenti alla confraternita dei Bianchi dell’Incoronatella. Il nome fu cambiato in “Conservatorio Santa Maria della Pietà dei figlioli”, in riferimento ai piccoli ospitati che dopo la castrazione (praticata per la maggior di loro per una performance canora più efficace) venivano chiamati “turchini”, aggettivo attribuito in base al colore dei loro vestiti e del berretto.
Nel 1807 fu trasformata nel “Real collegio di Musica”, diventato a sua volta l’attuale conservatorio di San Pietro a Majella. A partire dal XVII secolo il conservatorio diventò operativo dal punto di vista musicale: dal 1615 al 1622 l’insegnante fu Don Lelio d’Urso, succeduto da Giovanni Maria Sabino, dal 1622 al 1626, ufficiale maestro di cappella. Tra gli insegnanti più illustri, figurano i nomi di Francesco Provenzale, Nicola Fago e Leonardo Leo. I cantanti e strumentisti più capaci furono istruiti vocalmente proprio all’interno del conservatorio, destinati poi al Real Teatro di San Carlo.  Rispetto agli altri conservatori, quest’ultimo prestava pià attenzione al benessere dei ragazzi ospitati, mettendo a disposizione servizi spaziosi, dormitori e viveri, più cure mediche.

Il Conservatorio di Sant’Onofrio a Porta Capuana

Sulla scia degli altri due e sempre per fini caritatevoli e d’accoglienza verso i più disagiati, nel 1578, nacque la “Congregazione delle Vesti Bianche”.
Nel 1653 diventò una scuola di musica, sotto il nome di Conservatorio di Sant’Onofrio a Porta Capuana, con undici alunni, un maestro di cappella e maestri di canto, che istruiva principalmente oratori e putti cantori per le processioni.
Tra la fine del 1600 ed il 1700, i grandi maestri Angelo Durante e Cristoforo Caresana, Girolamo Abos, Nicola Fago e Nicola Sabini lavorarono duramente e severamente per ottenere i massimi risultati, contro la concorrenza di tre istituti. Loro degni eredi furono: Giacomo Insanguine. Joseph Doll, Carlo Cotumacci, Giovanni Furno e Salvatore Rispoli.

Il Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo

Dulcis in fundo, ma non di minore rilevanza rispetto agli altri, Il Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo fu l’ultimo ad essere fondato, per volere di Marcello Fossataro, un monaco francescano sempre animato da scopi caritatevoli nei confronti dei ragazzi vagabondi e dispersi tra le strade di Napoli.  Tra gli insegnanti, ricordiamo Gaetano Greco, il Porpora, il Feo, l’Abos. Uno degli allievi più bravi, dalle doti innate, seguite da studio e dedizione, fu Giambattista Pergolesi.

Dalla sua fusione insieme agli tre nacque l’attuale Conservatorio di San Pietro a Majella. All’interno dell’edificio c’è una targa che riporta queste parole: “Questo antico edificio, già venerabile convento dei padri celestini di San Pietro a Majella nel 1826 per volontà di Francesco re delle Due Sicilie fu destinato ad accogliere la gloriosa scuola napoletana ed a conservare le preziose testimonianze degli antichi conservatori dei Poveri di Gesù Cristo, Santa Maria di Loreto, Sant’Onofrio a Capuana, Pietà dei Turchini.”

 

Purtroppo agli anni prosperi susseguirono gli anni più difficili che portarono alla soppressione dei quattro conservatori: quello dei Poveri di Gesù Cristo fu l’ultimo ad essere fondato ma il primo ad essere soppresso, nel 1743. A seguire stessa sorte toccò agli altri tre.
Quando si parla di musica e relativi conservatori, oltre al tuffo nel passato per ricordare uno dei numerosi primati del Regno delle Due Sicilie, è doveroso citare l’attuale Conservatorio di San Pietro a Majella, dove sono conservati gli archivi dei tre antichi conservatori, ad eccezione di  quelli del Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo, gestiti dall’Archidiocesi. A ridosso c’è anche un’omonima e fornita biblioteca che propone i più svariati testi in materia di storia musicale. Importante anche il Conservatorio di Salerno, dove ogni anni vengono formati numerosi giovani talenti che si apprestano ad approcciarsi al mondo artistico e musicale.

All’interno del libro “Napoli e Suo Contorno”, Giuseppe Galanti ha commentato con queste parole i Conservatori del 1700, scrivendo: “Napoli ha oggi tre scuole di musica vocale e strumentale, i cui allievi vestono un uniforme talare. Quelli di Santa Maria di Loreto vestono di bianco, quelli della Pietà di Turchino per cui dei Turchini, quelli di Sant’Onofrio di bianco e color pulce. Vi era prima una quarta scuola di rimpetto li Gerolomini detta dei Poveri di Gesù Cristo, ed il Cardinale Spinelli Arcivescovo di Napoli, la convertì in seminario di preti della sua diocesi. Oggi le suddette scuole allevano circa 230 giovani da esse sono usciti i più gran musici del mondo, che colla loro melodia divina, hanno fatto stupore alle altre nazioni. I più gran musici compositori della musica si hanno di distinguere quelli che sono stati capi di Scuola per il loro genio, da quelli che sono stati addetti ad un genere di composizione … “.

Si conclude il viaggio tra i meandri degli antichi conservatori, con un video che ci riporta ai giorni nostri, ripercorrendo la storia del conservatorio di San Pietro a Majella.

Testo di riferimento:
“I quattro antichi Conservatorii di musica a Napoli / S. di Giacomo”, Salvatore Di Giacomo, Sandron Editore
www.ilportaledelsud.org/conservatori_di_napoli.htm