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Successo per la compagnia Nest: l’opera fu molto apprezzata da Luca De Filippo

Si comincia tra gli spari di un duello in pieno stile far west urbano e si continua con un crescendo, l’anima è smossa tra silenzi assordanti che infrangono corpi che s’affrontano, faccia a faccia poderosi e il fiato spesso manca nel minimalismo oscuro che corrode l’umana morale nell’eterna contesa tra il giusto e sbagliato, tra “l’ommo onesto” e quello disonesto.

Nel mezzo ci passano quasi due ore di palcoscenico in cui la compagnia Nest (Napoli teatro est) affiancata da attori come Massimiliano Gallo e Giovanni Ludeno raccolgono l’eredità del lascito enorme di Eduardo De Filippo nell’opera che fu nella raccolta de “Cantata dei giorni dispari”, ma non solo, non è un passaggio passivo di testimone della cultura del teatro di tradizione ma vera e propria sfida, rielaborazione in piena contemporaneità, della compagnia che vede alla regia Mario Martone ( “Morte di un matematico napoletano”, “Il giovane favoloso” oltre che la nascita di “Teatri Uniti”).

L’epopea di questa divinità pagana che è Antonio Barracane, boss e un po’ guappo d’altri tempi, stavolta non più anziano caratterizzato dal volto di Eduardo ma splendidamente interpretato da Francesco Di Leva, fautore di consigli, decisioni ma anche vita e morte nel susseguirsi di vicende umane che gli si consumano intorno, tra l’oscurità spoglia, quasi asettica (tutto è illuminato da luci a neon) dell’abitazione di Terzigno (un po’ una Sant’Elena da esilio napoleonico) dove si rifugia, al ritorno nella casa alla Sanità, decisamente più barocca, dove si svolgerà l’ultima parte della messa in scena che culminerà con una profanamente e meravigliosa scena da “ultima cena”, Giuda siederà al suo fianco ma ovviamente non vi sveliamo niente.

Questa opera merita di essere vista, non soltanto perchè ha avuto il placet di Luca De Filippo prima delle sua dipartita, non soltanto perchè l’opera straordinaria che la compagnia Nest opera, a livello sociale, nella periferia est di Napoli andrebbe supportata, ma perchè l’opera vive di atmosfere crude e apocalittiche, nella freschezza dei nuovi codici da “sistema” di rione ma con crisi identificative che affliggono l’uomo da sempre, animale incorruttibile ma spesso con un prezzo, l’uomo dio di se stesso lacerato tra codici d’onore e la famiglia sopra ogni cosa.
Opera saggia e opera giovane, opera di riflessione e opera che resta.

Ricordiamo che lo spettacolo replica al Teatro Bellini (Via Conte di Ruvo, 14) fino al 18 Marzo.
I prezzi oscillano dai 18 ai 32 euro e ricordiamo la promozione che mette a disposizione il teatro per i ragazzi fino a 29 anni con biglietto a 15 euro per qualsiasi settore e serata.