Napoli. Aggredito al porto per un bacio omosessuale

Questa che stiamo per raccontarvi è la storia di Simone, un ragazzo omosessuale di Ischia, che è stato aggredito il mese scorso all’interno della stazione marittima di Porta di Massa. La sua “colpa” è stata quella di essere omosessuale.

Il gesto che ha mandato su tutte le furie il colpevole del gesto omofobo, un inserviente in servizio al porto, è stato un bacio affettuoso di Simone con il suo compagno. Secondo quanto raccontato da Simone alla Polizia sarebbe stato prima insultato e poi preso a schiaffi.

Uno dei due colpi mi ha letteralmente stordito, – racconta a Repubblica Simone. – Per la verità quell’uomo mi perseguitava da un po’. Mi aveva detto più volte che non avrei dovuto baciarmi in pubblico con il mio compagno, che sarei dovuto essere più riservato. Ma in quella occasione ha esagerato“.

Due giorni dopo, Simone si è fatto controllare al pronto soccorso dell’ospedale “Anna Rizzoli” di Lacco Ameno, sull’isola d’Ischia, dove gli è stata diagnosticata una lacerazione del timpano.A distanza di qualche giorno dall’aggressione, – continua Simone – e dopo averci pensato un po’, ho deciso di denunciare l’episodio alla stazione dei carabinieri di Casamicciola Terme. Avrei quanto meno voluto le scuse dell’aggressore, che mi ha chiamato ‘ricchione’ e ‘femminello’, prima di colpirmi. Mi spiace perché reputo Napoli una città non omofoba”.

I carabinieri di Ischia hanno individuato l’aggressore, che dovrà ora rispondere alle accuse di lesioni personali ed ingiurie. “In città – spiega Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli – sono in crescita esponenziale i casi di denunce di aggressioni omofobe: è un dato positivo, perché aumenta il coraggio delle coppie lgbt, in particolare dei più giovani, più propensi alla denuncia. Simone e Daniele si erano rivolti a noi qualche settimana fa, prima di formalizzare la querela alle forze dell’ordine. Dal canto nostro, Arcigay Napoli si augura che l’azienda presso la quale è assunto il dipendente che ha aggredito Simone ammonisca il lavoratore e, in generale, condanni un episodio violento e discriminatorio. Del resto, a Napoli molte aziende – dalla Gesac, che concede permessi familiari alle coppie omosex che vanno a sposarsi all’estero, a Sorbillo – si stanno aprendo alla comunità lgbt.  – continua – E dopo i casi di Monteoliveto e piazza Dante, notiamo un’acquisita consapevolezza dei propri diritti. Tra questi, naturalmente, anche quello di baciarsi in piazza. E non a caso è stato un bacio omosex – prosegue Sannino – a scatenare, negli ultimi tre casi, le reazioni omofobe. Diventa sempre più importante denunciare, anche perché il cado di Maria Luisa Mazzarella, aggredita nel 2009, ha fatto giurisprudenza, con la sentenza di dieci anni di reclusione per gli aggressori e il riconoscimento dell’aggravante omotransfobica, riconosciuta per la prima volta dal Tribunale di Napoli”, conclude.

E’ inaccettabile che in una città come Napoli, considerata una delle più aperte d’Italia sui diritti degli omosessuali e la prima ad aver accettato e trascritto ufficialmente un adozione di un bambino da parte di una coppia gay, possano accadere queste cose che prima di essere episodi di omofobia sono ancor prima episodi di vera e propria violenza.