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Il Monte Echia sta crollando: 3000 anni di storia di Napoli in frantumi

Ormai siamo abituati a vederlo assediato da spazzatura, cantieri eterni, una gru inutilizzata e un orribile foro nel ventre che doveva servire a installare un ascensore, ma che allo stato attuale non si capisce se e quando verrà completata. Stiamo parlando del Monte Echia, il colle dove quasi 3000 anni fa nacque il primo nucleo stabile di abitanti che fondò Parthenope. Il titolo di questo articolo è volutamente forte, ma rispecchia un pericolo concreto se non si interviene in maniera seria nel breve tempo.

Lo scempio vero e proprio è cominciato con l’Unità d’Italia, quando, con la colmata a mare e la costruzione di via Parthenope e via Caracciolo, Napoli ha perso la vecchia linea di costa e la spiaggia, mentre il Chiatamone, il vecchio “lungomare”, è stato soffocato tra palazzoni ed alberghi destinati ai ricchi. Il Monte Echia, collegato con l’isolotto di Megaride dove sorge Castel dell’Ovo, è stato così nascosto alla vista e pian piano è caduto nel degrado. Una speculazione edilizia che ha cambiato il volto di questa zona della città, che Van Pitloo mai e poi mai riconoscerebbe.

Via Chiatamone è stata chiusa al traffico a causa del crollo di alcuni detriti. Un fatto che dovrebbe sorprendere, dato che la zona, essendo interessata da cantieri, dovrebbe essere sorvegliata con la massima attenzione, ma che invece tutti prima o poi ci aspettavamo. Il Monte Echia è lì, alcuni milioni sono stati già spesi e non sembra esserci la minima intenzione di risolvere i problemi che sono emersi.

Ma c’è di più. Il traforo, secondo quanto riferito da una spettatrice de La Radiazza, sarebbe a rischio crollo perché gli ingegneri non si sarebbero accorti che il Monte non poteva sopportarlo: si tratta, ovviamente, di una versione non supportata da alcuna prova tangibile, la quale tuttavia assume veridicità dopo quello che è accaduto ieri pomeriggio.

Il degrado dello sperone che ha ospitato i primi partenopei, giunti dall’Eubea passando per Cuma, non si ferma però ai detriti venuti giù. I resti della favolosa residenza romana di Lucullo sono infatti in condizioni pietose, così come la fantastica Villa Ebe di Lamont Young in stato di totale abbandono dopo l’incendio che ne ha distrutto i preziosissimi interni, la Chiesa dell’Immacolatella a rischio crollo fin dal terremoto del 1980.

Senza contare l’abusivismo e il degrado sociale che colpisce il luogo più emozionante di Napoli, quello dove tutto nacque. Se muore il Monte Echia perdiamo un simbolo la cui importanza è religiosa per chi ama davvero la città, per chi la sente sua al di là degli slogan e di ogni interesse.

Napoletano, 365 giorni l'anno.