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Torre del Greco. Associazione La Libellula, a difesa di anziani e disabili. Ecco le sue funzioni

Maria Orlando, presidente de La Libellula, associazione di volontariato punto di riferimento nel mondo della disabilità oltre che punta di diamante dell’associazionismo cittadino, promotrice e partner di numerose iniziative dai grandi risultati, ci racconta di come ha messo a servizio del sociale il proprio tempo e le proprie competenze, in una sfida quotidiana e mai esente da difficoltà. Una parabola di vita vissuta da cui traspare un grande amore di fondo per la vita: appassionarsi, con intelligenza, impegno e coraggio, restando positivi, consapevoli che qualcosa possa andar male ma andando sempre avanti.

-Di cosa si occupa l’associazione?

-L’associazione è attiva, da circa sei anni, circa tutte le dinamiche che rientrano nell’ambito della legge 328.00, vale a dire tutte  le problematiche speciali inerenti disabilità, immigrazione, anziani, violenza sulle donne. Forniamo assistenza legale, psicologica, attività di patronato e aiuto pratico. Ci attiviamo quando riceviamo segnalazioni su diritti negati, come un contrassegno violato o non concesso. Il nostro statuto contempla un’ampia gamma di competenze ma l’assistenza ai disabili rappresenta la nostra principale finalità.

-Quali sono le difficoltà principali che una persona affetta da disabilità incontra?

-La vita di tutti i giorni è di per sé in salita quando si ha un handicap. La disabilità non è una scelta o una colpa, è un dato di fatto. Ogni disabile non vuole altro che poterla vivere serenamente, trattandosi di una situazione immodificabile. E soprattutto, non desidera essere considerato diverso. Vuole guardare in faccia la vita. L’associazionismo ambisce all’interazione e all’inclusione, nel nostro caso cerchiamo di coniugare questi due aspetti applicandoli alla vita quotidiana, che per un disabile è una sfida continua. Un disabile deve sapere di poter entrare in un negozio quando vuole perché esiste il passaggio apposito per la sua carrozzina. Purtroppo nella maggior parte dei casi questo non avviene. Ricevo di continuo segnalazioni su posti auto adibiti ai disabili che vengono puntualmente occupati da altri utenti, i quali ignorano il contrassegno. Sono le routine che per gli altri sono le più scontate, le più complesse per i disabili o gli anziani.

-Di sicuro la planimetria e la gestione edile del territorio non aiutano.

– Proprio così. La nostra più grande battaglia ha riguardato proprio le barriere architettoniche. Ho organizzato una raccolta firme poi approdata in Parlamento. Il Comune ha ceduto grazie al nostro intervento e riattivato il ripristino del piano di riqualificazione del territorio. Ma resta ancora tanto da fare: qualche tempo fa, per esempio, siamo intervenuti perché l’ascensore in circum non funzionava. Un altro esempio clamoroso: l’anno scorso tre posti auto per disabili sono stati occupati da alcune bancarelle allestite nel centro storico in occasione dell’Epifania.

-Progetti futuri?

-Siamo un’associazione che opera in base a segnalazioni pressochè continue, le nostre priorità cambiano di volta in volta, stilare un elenco delle attività risulta difficile, essendo aperti anche ad urgenze che non rientrano prettamente nel nostro settore. Quando mi viene chiesto aiuto, io rispondo, potendo contare anche sul supporto di associazioni amiche che operano sul territorio, come quelle specializzate in violenza sulle donne. Se ricevo una segnalazione in tal senso mi adopero per indirizzarla a chi è specializzato in questo settore. Il perno del nostro lavoro sono anziani e disabili. Attualmente ci stiamo attivando sulla questione ricette e farmacie. Secondo la recente normativa non sarà più possibile rivolgersi alla farmacia di fiducia, come avveniva fino ad ora, ma bisognerà recarsi direttamente in ospedale al Bottazzi, il che non è esattamente agevole per un genitore di un ragazzino disabile che magari non sa a chi lasciarlo. Per il resto, sarà possibile trovare l’elenco completo delle attività continuamente aggiornato e familiarizzare con le tematiche dell’associazione richiedendo l’iscrizione al gruppo chiuso de La Libellula o visitando il nostro sito.  E perché no, raggiungendomi direttamente in sede, in viale Campania.

-Verrebbe da pensare che sia  più agevole rivolgersi direttamente all’autorità in caso di contrassegno violato o sopruso di altro genere, eppure La Libellula rappresenta un punto di riferimento altamente tenuto in considerazione in questi casi da genitori e tutori di persone diversamente abili. Qual è il valore aggiunto dell’associazione?

Spesso lo fanno ma non sempre i vigili arrivano in tempo o addirittura non arrivano affatto. Le persone si rivolgono a noi quando, esasperate da un disagio che si ripete continuamente, non trovano l’adeguato sostegno nelle istituzioni o nell’autorità. Anche per me, nonostante rappresenti un’associazione, è complicato il dialogo. Vigili e assessori faticano, come tutti del resto, a capire fino in fondo una problematica distante dalla loro realtà come quella di un disabile. Da associazione rappresentiamo la collettività pur essendoci spesso interessati di singoli individui e tendiamo ad accendere i riflettori sul disagio concernente svariate pecche e disservizi di cui la categoria è vittima. Accogliamo tutte le  segnalazioni  e selezioniamo quindi i disagi che si ripetono soventemente, siamo una specie di porto sicuro quando le richieste rimangono inascoltate.

Esiste un consiglio, un monito che si possa dare a chi vuole aiutare una persona amata a vivere più serenamente il proprio handicap? Oltre al buonsenso, naturalmente.

Cito il nostro motto associativo: tutti, disabili come non, devono collaborare per evitare di considerare la disabilità come sinonimo di diversità, va vissuta col sorriso nonostante i disagi derivanti da essa. Ecco perché ci battiamo per l’inclusione e l’integrazione, contro ogni forma di pregiudizio e discriminazione.