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Rukaya, nigeriana incinta, torturata in Libia e accolta a Napoli: “Siete brava gente”

Una storia di coraggio e sacrifici quella di Rukaya raccontata a La Repubblica. La giovane donna, soli 22 anni, è tra i migranti sbarcati domenica al porto di Napoli con in grembo il suo bambino.

La donna nigeriana ha partorito all’ospedale Loreto Mare un bel maschietto che ha chiamato Muydeen Omi Enitan, che vuol dire “Figlio della Storia”, una storia difficile quella di un bambino che ancora prima di nascere ha subito tanta sofferenza. Rukaya racconta che in Nigeria il lavoro è poco e mal pagato: in un mese guadagnava 6000 nara, che corrisponde a circa 30 euro. Una cifra misera per sostenere una famiglia.

Dalla Nigeria, dove andava ancora a scuola, è giunta in Libia con il marito per guadagnare di più ma la vita era difficilissima. Il marito l’ha convinta, così, a partire senza di lui, perchè i soldi per il viaggio bastavano solo per lei, con la promessa che l’avrebbe raggiunta, ma il viaggio fino in Italia è stato durissimo.

Rukaya ha provato a scappare insieme alla sorella minore Islam Yaz, ma fuggire dalla Libia è molto complicato: “In Libia c’è un gruppo che si fa chiamare Asma Boys, picchiano, torturano e chiedono continuamente soldi a chi vuole fuggire. Noi siamo stati fermati in mare da loro. Chiedevano soldi e non ne avevamo, allora ci riportavano in Libia. Noi cercammo di scappare verso Tunisi, ma loro avevano barche molto veloci: ci inseguirono e ci riportarono in Libia. Ci rinchiusero in una prigione, ci riempirono di botte e continuavano a chiedere soldi, ma non ci consentivano di chiamare i parenti al nostro paese. Alla fine mio marito riuscì a chiamare la madre in Nigeria e si fece mandare i soldi”.

E a chi è contro l’immigrazione dice: “Sono in Italia perché da noi i media lo dicono: italiani brava gente, aiutano tutti i rifugiati“.

Un racconto terribile quello di Rukaya che però con tutte le forze che aveva, nonostante portasse in grembo suo figlio, è riuscita ad arrivare in Italia. Oggi è fiduciosa, vede il futuro di Enitan “luminoso”, spera di dargli un’educazione, spera che vada a scuola e che lei trovi un lavoro, perché di esperienza ne ha.