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Emergenza siccità in tutta Italia, ma 8 milioni solo al Nord: il Sud ha sete

Manca l’acqua a Parma e Piacenza e il Consiglio dei Ministri ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza nel territorio delle due Province. Otto milioni e 650 mila euro per affrontare l’allarme siccità più ulteriori deroghe alle norme nazionali per assicurare la fornitura di acqua potabile alla popolazione, anche mediante autobotti, e per potenziare l’approvvigionamento di acqua con interventi strutturali.

La crisi idrica è dovuta a un lungo periodo di siccità a partire dall’autunno 2016, aggravato dalle elevate temperature estive e dai rilevanti afflussi turistici che hanno determinato un considerevole aumento delle esigenze idropotabili. Una crisi che non ha, di certo, interessato soltanto le due Province aiutate dagli interventi statali, ma su moltissime regioni italiane per le quali non è stato predisposto lo stesso regime.

Per quanto riguarda la Sardegna, l’Isola sta anch’essa chiedendo lo stato di emergenza per calamità naturale. Infatti, le precipitazioni registrate negli ultimi quattro anni sono state così ridotte da far considerare il quadriennio come uno dei più critici dal 1922: meno del 45% di precipitazioni rispetto alla media. Negli ultimi tre mesi la percentuale è salita al 70% ed, addirittura, al 90%.

 

 

A Roma il sindaco Virginia Raggi chiede di limitare l’uso superfluo di acqua. L’ordinanza limita l’uso per annaffiare orti e giardini, riempire piscine, lavare auto e resterà in vigore fino a settembre sull’intero territorio di Roma Capitale. Il provvedimento consente l’uso di acqua potabile per usi domestici e sanitari, inclusi i servizi pubblici di igiene urbana. Acea e vigili urbani faranno controlli per verificare il rispetto del provvedimento.

Nell’Avellinese, le contrade rurali sono da 4 giorni a secco. L’emergenza idrica è causata da una serie di guasti ad impianti di sollevamento e linee adduttrici gestiti dall’Alto Calore Servizi. In quasi tutto il territorio provinciale continuano le chiusure programmate che vanno dalle 21 alle 6 del mattino per consentire di riportare il livello dei serbatoi ad una soglia sufficientemente operativa ma i disagi continuano.

In situazioni gravissime anche la Sicilia, dove negli ultimi dodici mesi le riserve idriche sono calate del 15 per cento. Negli invasi, secondo dati raccolti il mese scorso, mancano oltre 80 milioni di metri cubi di acqua. Studi dell’ONU confermano che l’intero Sud Italia va incontro ad una desertificazione sempre più evidente a causa della siccità.

Eppure, il governo è intervenuto, dopo nemmeno un giorno dall’allarme, solo a Parma e Piacenza. Un sussidio volto a salvare, come spiega Coldiretti, le zone agricole lungo il bacino del Po che potrebbero venire devastate dalla siccità. Eppure anche gli allevamenti ed i campi sardi, campani e siciliani stanno subendo la medesima crisi, anche le terre del Sud producono prodotti esportati in tutto il mondo. Perché, dunque, non vengono stanziati medesimi fondi? Perché regimi particolari vengono riservati solo per zone tanto ristrette e non per un’intera nazione assetata?