L’appartamento è stato battezzato “questa casa non è un albergo”, per rimarcare il fitto programma di attività già in corso, ed è cofinanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri con il dipartimento della Gioventù e del Servizio civile.
La sigla Lgbt + (plus), come precisa Il Corriere del Mezzogiorno, è stata utilizzata per l’occasione per specificare che non si punta a creare una realtà ghettizzante, ma un hub arcobaleno, ” che metta in rete le diverse associazioni attive nell’accoglienza”, spiega Carlo Cremona, presidente di i-Ken.
Il centro è costato 60mila euro, per il 20% pagati da i-Ken: “Anche chi sarà accolto se ne dovrà prendere cura – spiega ancora Cremona – e dovrà rimboccarsi le maniche soprattutto per chi ha più bisogno di assistenza. Siamo già partiti con servizi di consulenza psicologica, di consulenza legale e con uno sportello di primo soccorso per persone che si trovano per strada a causa di contrasti familiari, quante sono? Speriamo quanto prima di quantizzarle al tavolo dell’assessore Gaeta con le associazioni che si occupano di senza fissa dimora Abbiamo già dato accoglienza ad 80 persone”.