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Aurunci: storia e leggenda di un popolo che si ribellò a Roma

Prima dell’arrivo dei Greci, e poi dei Romani, la Campania era stata già abitata da una serie di popoli indigeni, spesso uniti da lingue simili, perché varianti di lingua osca. La Campania, in particolare, era suddivisa tra tre popoli, i Campani (situati in corrispondenza di Capua, prevalentemente), i Sanniti (che si attestavano su aree più montuose) e gli Aurunci, antico popolo del Basso lazio, a partire dal Garigliano (un tempo conosciuto come “Liri”) fino al Volturno.

Questi ultimi, sebbene fossero stati differenziati da Livio in due popoli diversi, si fanno risalire come appartenenti (quantomeno nella stirpe) all’antica popolazione degli Ausoni, che vantavano l’ascendenza mitologica di Ausone, figlio del ben più celebre Ulisse (e della Maga Circe).

Fonti romane identificano gli Aurunci come un popolo con tradizione rurale, che viveva su fortificazioni collinari di carattere difensivo. Purtroppo per loro le mire espansionistiche dei Romani comprendevano i loro territori, nel 495 a.C. questi ultimi rasero al suolo la città di Suessa Pometia, costringendo gli Aurunci a mandare il loro ambasciatore a Roma, per chiedere la restituzione dei territori conquistati, i Romani rifiutarono, dando vita ad una serie di conflitti che si sarebbero risolti diversi anni dopo, nel sangue, durante la seconda guerra sannitica, nel 314 a.C.

Quest’ultima, iniziata per scaramucce e atti ostili reciproci tra Sanniti e Romani, i due maggiori popoli dell’area Laziale-Campana, videro partecipi i popoli Campani al fianco dei Sanniti. Una volta iniziato il conflitto, i Sanniti (che volevano in sostanza mantenere uno status quo nell’area, a discapito dell’espansionismo Romano) fecero opera di persuasione al fine di portare dalla propria parte i Campani e gli Aurunci, che già da tempo abitavano quelle zone in pianta stabile.

Gli Aurunci cercarono di rispondere alla minaccia Romana formando una “Pentapoli” (una confederazione di cinque città) che univa (volendo stare ai racconti di Livio) le città di Aurunca, Suessa Aurunca, Sinuessa e le città Ausone di Cales, Ausona, Minturnae e Vescia. La Pentapoli appoggiò militarmente i Sanniti; sotto la guida del leggendario condottiero del Sannio, Marco Fannio, Aurunci e Campani parteciparono alla vittoriosa campagna del Liri. Le sorti della guerra, però, furono inclementi nei confronti di questi popoli: i Sanniti, che stavano tenendo testa a due fronti (quello contro i romani nel basso lazio, a difesa dei territori aurunci, e quello contro diverse città siciliane, che stavano lanciando una controffensiva in Apulia sotto il comando di Acrotato, figlio del Re di Sparta) furono costretti a sguarnire le aree del basso Lazio, lasciando campo fertile alla controffensiva Romana, che in poco tempo fu in grado di sbaragliare la guarnigione Sannita e ad assoggettare gli eserciti degli Aurunci e dei Campani, facendo pagare amaramente la loro ribellione contro l’Urbe.

La conquista Romana, comunque, portò alla fondazione di tre importanti colonie di diritto latino, quali Suessa Aurunca, Minturnae e Sinuessa (attuale Mondragone), che proliferarono negli anni a seguire fino alla caduta dell’Impero Romano d’occidente.

Fonti

– Disegno storico della Campania antica, in Atti della Società italiana per il progresso delle scienze, 1924

– “Aurunci” in enciclopedia Treccani

– Ad urbe condita libri, Tito Livio

– E. Ciaceri, Storia della Magna Grecia, I, Milano 1924