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Coronavirus, “patente” dei guariti e test veloci: le idee per uscire dall’emergenza

Coronavirus. Sono settimane e settimane che dobbiamo fare i conti con questa sconvolgente emergenza. Chiuse quasi tutte le attività commerciali e lavorative, ci si fanno domande su cosa succederà dopo.

A parlare è Franco Locatelli, Presidente del Consiglio Superiore di Sanità che, come riporta Il Mattino, propende per la diffusione di alcuni test seriologici per accertare “la diffusione del coronavirus e avere informazioni rilevantissime sull’immunità di gregge, usando le informazioni per elaborare strategie fondate su dati per far ripartire il Paese, specie per le attività produttive. Prioritaria è la tutela della salute, ma bisogna contemperare gli aspetti di economia per evitare i problemi di una situazione economica difficile“.

Non tardano ad arrivare i vari pareri dagli esponenti di spicco delle regioni, in particolare ad intervenire è Luca Zaia, governatore della Regione Veneto. Zaia prende in considerazione l’introduzione di una “patente” volta a certificare se una persona è stata contagiata o no. Per poterla ricevere è necessario superare un brevissimo test.

Ecco le sue parole: “Immagino che una delle soluzioni sulla quale noi stiamo lavorando è quella del test sierologico, in maniera di andare a vedere se si sono formati gli anticorpi, e qui ci vogliono tempistiche, modalità”.

Secondo Maurizio Sanguinetti, direttore del dipartimento di Scienze di Laboratorio e infettivologiche della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma e presidente della Società europea di Microbiologia e Malattie infettive (Escmid), l’idea avanzata dal governatore avrebbe grande efficacia. “L’esperienza scientifica ci dice che questo approccio è corretto, è possibile utilizzare un macchinario, prodotto per esempio dall’azienda Roche, che fa circa 1400 test al giorno. Lo abbiamo comprato anche noi del Gemelli e arriverà la prossima settimana”.

Questo strumento consentirebbe l’elaborazione di tantissimi test unici in maniera molto più rapida, si pensi che fino ad oggi i test da eseguire invece sono due, quello molecolare e quello anticorporale.

Sanguinetti sostiene che bisogna prendere in considerazione il fatto che, in un periodo minimo di 5 giorni, gli anticorpi potrebbero non esserci ma il virus sì, quindi più che mai è necessario il secondo test.

Ecco che entra in gioco il fattore velocità, il nuovo apparecchio consentirebbe di eseguire 400 campioni in tre ore e mezza. I problemi del suo utilizzo però, oltre che economici sono anche di natura gestionale: “Lavorando sui grandi numeri quindi se ho per esempio una popolazione di 5 milioni di persone, non tutte sono sincronizzate con l’infezione. Ma se vado sul territorio a cercare quelli che hanno i sintomi da un periodo di tempo compatibile con la finestra, posso avere un vantaggio da questo approccio combinato. Utilizzarlo non è complicato, ma dipende da come si è organizzati dal punto di vista regionale, devi avere più centri che fanno questa attività e poi una strutturazione logistica dal punto di vista del laboratorio. I risultati dei due test da soli valgono meno che se messi in modo combinato. I test anticorpali, per adesso, hanno un 20 per cento di falsi negativi. In questo approccio combinato si aumenta l’efficienza del sistema: non si arriva mai al 100 per cento, però si individuano molti più positivi“.

Speriamo bene!