L’Arco di Adriano sequestrato finisce in Parlamento: comune responsabile dello sfascio

Santa Maria Capua Vetere è quel cassettone stipato in soffitta da tempo, lasciato ad ammuffire per la trascuratezza del padrone di casa. Quando lo apri, la puzza si diffonde dappertutto e provi quel senso di riprovazione per la assoluta negligenza che consegna la città all’anonimato. Nonostante all’interno ci trovi i tesori di quella straordinaria civiltà dell’antica Capua, per molto tempo definita l’Altera Roma. Per ripulire quel vecchio scrigno e ricollocarlo al suo posto ci è voluto l’intervento dell’autorità giudiziaria. E’ quanto avvenuto il 26 giugno dell’anno in corso, quando la Procura della Repubblica ha disposto il sequestro dell’Arco di Adriano, posto all’entrata della città sammaritana.

Da tempo versa in condizioni di totale abbandono, un degrado diventato pericoloso per pubblica sicurezza. Il Gip, Maria Antonietta Troncone, nell’attuazione dell’intervento scrive così: “…la presenza di diversi problemi legati al precario stato manutentivo dell’Arco, per il quale si sono registrati: fenomeni diffusi di deterioramento dei materiali; presenza di lesioni superficiali; parziale distacco di elementi lapidei; presenza di vegetazioni infestante dovuta a infiltrazioni di acqua; interventi di risanamento non appropriati che possono minarne la conservazione…“.

La faccenda finisce in Parlamento per iniziativa del deputato del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Buompane eletto nel 2018 nel collegio uninominale di Santa Maria Capua Vetere. Una interrogazione che finisce sul tavolo del Ministero per i  Beni e le Attività Culturali e per il Turismo. Ad oggetto si legge “recupero e valorizzazione dell’Arco di Adriano“.

Giunge puntuale la risposta ad opera del sottosegretario Anna Laura Orrico che di fatto ricostruisce i fatti che si sono dispiegati in ben 3 anni e 7 mesi. Individua il responsabile, seppur senza esplicitarlo chiaramente, nell’amministrazione cittadina capeggiata dal sindaco Antonio Mirra.

LE TAPPE DEL DISASTRO

7 novembre 2016 – Il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Caserta invia alla Soprintendenza, al sindaco e all’Ufficio tecnico di Santa Maria Capua Vetere, una comunicazione con cui segnala il distacco e la caduta di alcuni materiali dall’Arco di Adriano. Siamo già in pieno deterioramento del monumento.

29 marzo 2017 – Avviene un sopralluogo che vede impegnati il responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Santa Maria Capua Vetere, un funzionario archeologo e architetto della Soprintendenza. Si rileva lo stato di degrado del monumento e si invita il comune a presentare in breve tempo un progetto di restauro e di valorizzazione dell’Arco.

9 ottobre 2017 – Viene effettuato un altro sopralluogo. Ribadita la necessità di rimessa in pristino della struttura muraria, invitando il Comune di sottoporre alla Soprintendenza la valutazione dei materiali da utilizzare.

Poco dopo il Comune – come si legge dalla risposta all’interrogazione – effettua un intervento che si rivelerà inadeguato allo scopo. Senza la redazione di un progetto e senza alcuna comunicazione preventiva alla Soprintendenza, procede ad effettuare lavori di risanamento della struttura mediante utilizzo di malta cementizia. Elemento quest’ultimo contestato dalla Soprintendenza che invita il comune a rimuovere.

1 ottobre 2019 – Arriva una nota della Soprintendenza che sollecita ancora una volta il Comune alla rimessa in pristino del monumento e a predisporre un intervento manutentivo immediato. Si legge ancora nella risposta del Ministero che l’amministrazione procederà parzialmente a rispondere positivamente all’invito.

26 giugno 2020 – Cala il sipario sulla carente gestione politica e sulla mancata cooperazione tra Comune e Soprintendenza. La Procura della Repubblica sequestra il bene.

1 luglio 2020 – Incontro tra le parti che istituiscono un tavolo tecnico per la condivisione delle scelte operative e le modalità di intervento finalizzate alla messa in sicurezza dell’Arco di Adriano. Al termine dei vari incontri sono stati definiti i punti su cui si concentreranno i lavori di manutenzione e valorizzazione ad opera del Comune.

Si chiude, almeno per ora, una vicenda che testimonia la totale mancanza di lungimiranza politica. Santa Maria Capua Vetere è una città a vocazione turistica con lo splendido Anfiteatro, il Museo dell’Antica Capua, il Mitreo e i vicoli delle strade cittadine che rievocano gli antichi decumani. Una antichità da conservare e valorizzare nonostante l’urbanizzazione e la modernità. L’Arco di Adriano che apre le porte agli «stranieri» è stato per lungo tempo lo sporco biglietto da visita per una comunità che intorno alle sue ricchezze storiche avrebbe la possibilità di prosperare economicamente e socialmente.