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Maradona, giornalista bergamasco: “Piangono pusher e narcotrafficanti. A Napoli si fa a gara per non lavorare”

Sono molti i personaggi che, a poche ore dalla scomparsa, hanno deciso di omaggiare il “Dio del calcio”. C’è anche chi, come il giornalista bergamasco Daniele Martinelli, ha riservato a Diego Armando Maradona e al popolo napoletano parole poco carine. Del resto, è noto per aver attaccato già in passato i meridionali.

In un post pubblicato su Facebook, ha scritto: “Morto Maradona. Piangono pusher, narcotrafficanti, vinai, evasori fiscali e scendiletto. Ridono gli eredi e a Napoli è gara tra chi fa più giorni di lutto per non lavorare.”

Martinelli non è l’unico ad aver tirato in ballo la dolorosa parentesi della dipendenza che si è fatta strada nella vita del campione. Nessuno ha mai taciuto i suoi problemi con le sostanze stupefacenti, nemmeno lui stesso. Come nessuno ha mai sostenuto che si debba provare per forza ammirazione nei confronti di Maradona. Ma la morte merita rispetto e, in momenti come questo, alcuni commenti potrebbero essere quantomeno evitati.

Maradona, Mughini infanga il suo ricordo

L’utilizzo di droga e sostanze affini di certo non fa onore a chi ne fa uso ma si tratta di dipendenze che causano sofferenza e non vanno derise. Ancor di più in presenza di un lutto, per rispetto dei familiari, di chi sta soffrendo, di chi ormai non c’è più. Non si può relegare il ricordo di un genio indiscusso del mondo sportivo solamente ad un problema che ha pervaso la sua vita, provocando dolore.

In più Daniele Martinelli prosegue il suo ‘omaggio’ a Maradona tirando in ballo il solito stereotipo: quello del napoletano scansafatiche. Stando alle sue parole pare che il popolo partenopeo abbia approfittato della morte di un idolo per sottrarsi al lavoro. Anche qui una caduta di stile se si pensa alle centinaia di famiglie messe in ginocchio dalla crisi economica e dall’avvento del Coronavirus o ai migliaia di giovani costretti a lasciare la propria regione per trovare occupazione.

A chi ha criticato il suo commento, Martinelli ha risposto: “Tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero. Di fronte a un parere atipico o controcorrente si scatena il branco. L’ironia si trasforma in indignazione o insulto. Non c’è logica nel rivendicare rispetto per chi non c’è più. Ci si indigna se si mantiene il parere di un morto uguale a quando era vivo.”

Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione. Amo scrivere della mia città e dell'eccellenza che la connota da sempre