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Videoclip a Capodimonte, Andrea Sannino: “L’arte è di tutti, deve essere condivisibile a più persone possibili”

Andrea Sannino, cantante partenopeo, reduce dall’enorme successo di ‘Abbracciame’, si è raccontato alla nostra redazione, parlando del suo nuovo singolo ‘Voglia’ e della scelta di girare il videoclip all’interno del Museo di Capodimonte.

Andrea Sannino si racconta: ‘Voglia’ e il videoclip girato a Capodimonte

Queste le sue parole: “‘Voglia’ nasce prima di tutto quello che abbiamo attraversato con il lockdown, in un camerino di un teatro. Oggi dà un’emozione particolare a pensarci, fa ricordare quel periodo in cui gli spettacoli erano ancora concessi. Ricordo che eravamo io, Mauro Spenillo e Pippo Seno, che poi abbiamo scritto la canzone, nei camerini del Teatro Diana per lo spettacolo di Alessandro Siani. Io ne ero l’ospite finale e nell’attesa, scrivemmo la melodia di questa canzone.

“Poi pian piano è nato il testo, con l’esigenza di farne un brano d’amore. Un amore vero, sincero, che non ha bisogno di giri di parole ma arriva subito all’interlocutore a cui lo si dedica. Il titolo ci sembrava azzeccatissimo in un periodo storico come quello che stiamo vivendo. La voglia, il desiderio di fare qualsiasi cosa, anche una passeggiata spensierata, oggi ha un peso importante. Nella canzone questa voglia è intesa come voglia di amare, di non perdere quello che è stato il seme dell’amore anche quando questo sembra finito”.

Non sono mancate le polemiche, soprattutto da parte del mondo dell’arte, che hanno considerato il videoclip di Sannino ‘un’offesa a Caravaggio’. Sul desiderio di ambientare il videoclip a Capodimonte, Sannino ha spiegato: “Luca Delgado e Luciano Filangieri, rispettivamente scrittore e regista del video, hanno proposto l’idea alla terza municipalità del comune di Napoli, all’assessorato alla cultura Eleonora de Majo e poi al direttore del Museo, Bellenger, che l’ha trovata un’idea forte”.

“‘Voglia è una canzone rispettosa dei luoghi dove abbiamo girato. Il nostro intento era entrare in punta di piedi in quello che è un tesoro prezioso. Questo tesoro oggi vive una forte crisi come tutto il comparto delle arti visive e musicali. Siamo sulla stessa barca. Quando sono andato a fare il sopralluogo al Museo, nonostante fosse aperto, non c’erano visitatori e questa è una cosa molto triste”.

Una scelta che va oltre l’aspetto musicale: “C’è anche un’esigenza culturale di far arrivare queste magnificenze a un target di popolazione che magari non è abituata ad andare ai Musei. L’arte è di tutti, la cultura è di tutti. Caravaggio durante la sua permanenza a Napoli frequentava le taverne napoletane e non i salotti perbene ma questo è un altro discorso. Io ho portato il mio messaggio d’amore, in punta di piedi, nel rispetto di quel posto, ed è stata un’emozione meravigliosa. Ogni commento che trovo sotto al video in cui mi chiedono del posto e ne apprezzano la bellezza per me è una vittoria”.

Sulle critiche ricevute da alcuni critici d’arte, ha detto: “In tanti mi hanno chiesto di replicare, io non l’ho fatto. Non ho la caratura per rispondere a un grande critico come Tommaso Montanari o lo stesso Nicola Spinosa che ‘mi hanno attaccato’. Non l’ho fatto perché ci può stare che questa idea non piaccia a tutti. L’unica cosa che avrei evitato è apostrofarmi con quel titolone da neomelodico senza approfondire che dietro la mia scrittura e il mio canto in napoletano non c’è un genere ma una provenienza.”

“Io sono di Napoli e canto napoletano. Non è che se uno canta e scrive in napoletano è neomelodico. La parola non ha nulla di volgare però usata in quel modo è dispregiativa. Sul fatto che lui non sia d’accordo che io, Chiara Ferragni, Beyoncé o altri utilizzino spazi museali per i video, rispetto la sua critica e non la controbatto”.

Grandi lodi, invece, sono sopraggiunte dal sindaco di Ercolano, sua città natale: “In quei vicoli della mia città, che tanto amava frequentare Caravaggio, non sanno nemmeno che abbiamo ‘La flagellazione di Cristo’ a Napoli. Se poi l’arte deve essere una cosa per pochi è una cosa su cui non mi troveranno mai d’accordo. Io penso che man mano nel mio piccolo possiamo contribuire a far sì che ogni forma d’arte sia condivisibile a più persone possibili. Può essere un’ancora di salvataggio per molte persone che magari non hanno nulla e possono scoprire nell’arte una passione, una via di svago, di salvezza”.

Il cantante si sente fortemente legato alla città partenopea: “Ho un legame viscerale con Napoli. Io non esisterei senza Napoli. Se fossi nato in un’altra città forse non avrei fatto il cantante. Quando respiri quest’aria un po’ l’indole artistica ti è innata, è nel DNA. Devo tutto a questa terra, alla sua storia. Siamo una città di mare, abituata ad accogliere, a farci contaminare da ‘e mille culure’ che diceva Pino Daniele ma anche dalle mille etnie che ci hanno conquistato il cuore. Siamo figli di tante etnie. Questa cosa la trovo bellissima perché i confini sono una cosa che abbiamo inventato per disegnare le cartine ma in fondo siamo tutti cittadini del mondo, di questo minuscolo pallino nello sconfinato Universo”.

Nel corso della pandemia, che ha colpito in prima persona il cantante, la sua famiglia si è allargata: “Ho provato due gioie una dietro l’altra. Una ne ha preso anche il nome ed è la mia primogenita. Poi c’è Alessandro che ha compiuto un mese ed è il maschietto di casa. A ottobre mi sono contagiato, sono stato tra i primi a dichiararlo pubblicamente.  Il mio volerlo autodenunciare sui social voleva far capire che anche i personaggi prendono il virus, lanciando un messaggio di cautela e invito alla prevenzione”.

“Ho vissuto diciotto giorni di calvario ma nonostante questo mi sento fortunato perché sono stato a casa mia. Ancora oggi le persone, invece, soffrono negli ospedali. Per me anche sentire la voce di mia moglie dalla porta o di mia figlia mi aiutava molto nei momenti di sconforto”.

Quanto al successo di ‘Abbracciame’, divenuta un vero e proprio simbolo di speranza, ha commentato: “C’è stata un’ascesa senza fine per questa canzone che ancor oggi continua a darmi soddisfazioni incredibili. Il 2020 è stato l’anno della sua consacrazione con questo Disco D’Oro che io ho condiviso dal primo giorno con la musica napoletana in generale. A difesa totale di una lingua, una cultura, un’idea che non ha nulla da invidiare a tutti gli altri generi musicali al mondo. Napoli è la città di ‘O Sole mio’, ‘Funiculì Funiculà’, ‘Era de Maggio’, canzoni cantate da secoli in tutto il mondo. Non vedo perché dobbiamo nasconderci dietro al concetto che cantare napoletano sia qualcosa di provinciale. Credo sia molto più internazionale cantare in napoletano che in italiano”.

Un inno ripreso anche dal calciatore Mertens: “Lui è un belga trapiantato a Napoli, è molto più napoletano di molti napoletani che conosco. Adesso vive un momento particolare dovuto all’infortunio e io gli sono vicino come a tutta la mia squadra del cuore. Auguro una ripresa totale a tutti perché stiamo attraversando una fase particolare”.

Sull’esclusione dal Festival di Sanremo 2021, ha replicato: “Sanremo è una cosa che non spetta di diritto a nessuno. Rispetto la decisione del direttore artistico e di quelli che lo seguiranno negli anni. Ho voluto condividere la notizia non per polemica ma perché sono abituato a condividere col mio pubblico anche quando mi prendo il covid. Condivido vittorie e sconfitte”.

“Quella non l’ho concepita come sconfitta ma come un sprono per riuscire negli anni a realizzare questo sogno. Ho proprio il sogno di Sanremo, ma quale artista non lo sogna? Faccio un in bocca al lupo per quest’edizione, che non sarà facile, ai cantanti in gara, alla direzione artistica e ai conduttori. Con un invito ad allargare nei prossimi anni il regolamento ed aprire anche un po’ di più ai suoni che provengono dalla nostra Terra”.

“Greta Zuccoli, unica napoletana in gara, è una giovane straordinaria. Porta in alto la bandiera del bel canto come quello che siamo abituati a sentire qui nel nostro Golfo. In bocca al lupo a Greta, a Random, anche lui è campano, e a tanti artisti che ce l’hanno fatta, sperando che il Festival si possa allargare anche a un genere che rappresenta ancora di più il romanticismo napoletano. Poi che non sia Andrea Sannino non è un problema, l’importante che ci sia”.

Sui progetti futuri: “Oltre che pubblicare e promuovere un brano tutto è legato alla situazione del momento che non possiamo far finta che non esista. Dobbiamo aspettare i dpcm, indicazioni più precise per il futuro così da progettare un tour teatrale, concerti all’aperto, tutto quello che può riavvicinare la gente alla musica, allo svago che ha subito di più la crisi. Senza certezze è difficile pensare al futuro, mi godo il momento e vivo alla giornata”.

 

Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione. Amo scrivere della mia città e dell'eccellenza che la connota da sempre