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Il Caffè napoletano non ce l’ha fatta: candidato Unesco il Rito dell’espresso italiano

Il Ministero delle Politiche Agricole ha candidato il Rito del caffè espresso italiano come bene immateriale dell’Unesco, e solo in subordine quello della Cultura del caffè napoletano. Le ragioni della prevalenza del primo rispetto alla seconda risiede in un limite temporale: la proposta del Rito del caffè espresso italiano è giunta all’inizio del 2019, mentre quella della Cultura del caffè napoletano a metà 2020. Sono stati i promotori napoletani, dunque, a muoversi con circa un anno e mezzo di ritardo.

Il Mipaaf presenta le candidature a patrimonio culturale immateriale dell’umanità del Rito del caffè espresso italiano tradizionale, che è anche vera e propria arte, e in subordine quella della Cultura del caffè napoletano, realtà tra rito e socialità. È stata infatti conclusa oggi l’istruttoria delle proposte di candidature che ha portato il Rito del caffè espresso italiano tradizionale e la Cultura del caffè espresso napoletano ad essere già inserite nell’Inventario dei Prodotti agroalimentari italiani (INPAI).

Il Gruppo di lavoro UNESCO del Mipaaf ha quindi deciso all’unanimità di proporre le candidature e di inviare la documentazione alla Commissione Nazionale dell’Unesco che dovrà decidere l’avvio del procedimento per l’inserimento nel patrimonio immateriale dell’umanità di un elemento che ha importanti risvolti culturali, sociali, storici e di tradizione.

La priorità per l’elemento Rito del caffè espresso italiano tradizionale, a parità degli elementi costitutivi del dossier, è stata determinata dalla presentazione della relativa proposta all’inizio del 2019 mentre quella della Cultura del caffè espresso napoletano è stata presentata alla metà dello scorso anno. Dopo la scadenza del termine per la presentazione delle candidature, prevista per il 31 marzo, l’Unesco sarà chiamata a pronunciarsi sulla proposta di candidatura.

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