In un contesto internazionale sempre più segnato da tensioni crescenti — come l’attuale escalation tra Israele, Iran e Stati Uniti — è naturale domandarsi cosa accadrebbe se l’Italia venisse coinvolta in un conflitto su vasta scala, con ripercussioni dirette anche sui civili. Ma come si attiva la chiamata alle armi nel nostro Paese?
Al momento, l’espansione dei conflitti in corso verso altri Stati, incluso l’Italia, resta un’ipotesi remota. Tuttavia, il nostro ordinamento prevede già norme precise per un eventuale ingresso in guerra.
Come scatta la mobilitazione
La decisione spetta al governo, che deve richiedere lo stato di mobilitazione generale. Il Parlamento ha 48 ore per approvare la richiesta, seguita da un decreto firmato dal Presidente della Repubblica.
Chi può essere chiamato
In prima linea vengono richiamati i militari in servizio attivo nelle forze armate (Esercito, Aeronautica, Marina, Carabinieri e Guardia di Finanza). In caso di bisogno, si passa ai riservisti, cioè chi ha terminato il servizio militare da meno di cinque anni, fino a un’età massima di 56 anni.
Quando tocca ai civili
Solo se le forze sopra indicate non bastassero per la difesa del Paese, scatta la chiamata ai civili. In questo caso, tutti i cittadini e cittadine tra i 18 e i 45 anni possono essere arruolati. La legge tutela il loro posto di lavoro durante l’assenza e garantisce il reinserimento una volta terminata la missione.
Tutti i richiamati devono superare una visita medica che può stabilire: idoneità al servizio, rivedibilità (temporaneo rinvio) o riforma (esclusione definitiva).
L’articolo 52 della Costituzione recita:
“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro né l’esercizio dei diritti politici.”
Le conseguenze del rifiuto
Non è possibile rifiutare la chiamata alle armi per motivi di coscienza. L’unica eccezione è data da gravi problemi di salute o gravidanza in corso. Chi si sottrae al richiamo commette un reato, noto come renitenza alla leva.
Il disertore è chi non si presenta entro due giorni dall’arruolamento o si allontana dal posto assegnato per più di 24 ore. La pena può variare fino all’ergastolo, soprattutto se la fuga è pianificata o se si sceglie di unirsi a forze nemiche.
Va ricordato che, pur prevedendo la chiamata alle armi, l’Italia ripudia la guerra come strumento di aggressione. Pertanto, questo scenario si realizzerebbe solo in caso di attacco diretto al Paese o a uno Stato membro della Nato.