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“Make Napoli Great Again”, Sangiuliano con il cappellino e lo slogan di Trump: e il web lo deride

Gennaro Sangiuliano, capolista di Fratelli d’Italia alle Elezioni Regionali in Campania, si è presentato ad un evento pubblico della sua campagna elettorale con un cappellino rosso che “rimodula” lo slogan di Trump.

Sangiuliano ed il cappellino: “Make Napoli Great Again”

Cappellino rosso, visiera rigida, scritta bianca in stampatello: “Make Naples Great Again”. Così si è presentato Gennaro Sangiuliano, ex ministro della Cultura, durante un evento pubblico in Campania.

L’ispirazione è chiara: l’ormai celebre slogan trumpiano “Make America Great Again”, simbolo di una stagione politica fatta di muscoli, propaganda e nazionalismo da spot elettorale.

Lo stesso Sangiuliano ha spiegato che si tratta di “Una rimodulazione in salsa napoletana dello slogan fortunato di Trump“.

Sembra un’auto-parodia: “Ma lo sa per cosa si è candidato?”

Eppure, più che una trovata simpatica, il gesto sembra un’auto-parodia involontaria. Alla vista della foto, la rete si è scatenata con l’ironia nei confronti dell’ex Ministro. “Al limite doveva essere ‘Make Campania great again’, ma lo sa per cosa si è candidato?”, è uno dei commenti più “dolci”. Seguito da: “Sono di Caserta, un motivo in più per non votarlo”.

Commenti che si leggono non sotto i profili “avversari” ma sulla pagina Instagram ufficiale di Sangiuliano. Stando ai commenti, in molti in un primo momento avevano scambiato la foto per un prodotto dell’Intelligenza Artificiale: invece è tutto vero, reale. Anzi, surreale.

Perché se Trump rappresenta nel mondo l’immagine di un populismo aggressivo, divisivo e incline alla retorica del “noi contro loro”, c’è da chiedersi se Napoli – città di contraddizioni e di orgoglio autentico – avesse davvero bisogno di questo tipo di marketing elettorale.

Il modello di Sangiuliano: debito pubblico alle stelle ed odio razziale?

Il paragone, del resto, non regge nemmeno sul piano dei risultati. Sotto l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti hanno registrato un’impennata del debito pubblico, una gestione disastrosa della pandemia durante il primo mandato del tycoon e un ritorno allo scontro sociale e razziale che ha spaccato il Paese.

Per non parlare della politica estera, dove la logica della forza e delle armi ha sostituito quella del dialogo. Quali sono le idee alla base di questo insolito parallelismo, qual è il programma? Mandare le portaerei napoletane a largo di Maratea per togliere alla Basilicata lo sbocco al mare? Cambiare il nome del golfo di Gaeta in “golfo di Baia Domizia”? Alzare un muro di confine con la Puglia, sorvegliato dall’esercito? Imporre dazi all’importazione delle cipolle rosse di Tropea e delle orecchiette baresi in Campania?

Un modello che – con buona pace dell’ex ministro – non ha molto a che vedere con le priorità di Napoli, dove la gente chiede strade sicure, trasporti efficienti, lavoro stabile e meno passerelle.

Che poi non ci si lamenti se la gente troverà di meglio da fare che andare a votare. Magari commentare sarcastici sotto una foto del genere: “Ma il vostro partito non era quello che italianizzava tutte le parole ed odiava gli inglesismi?”, ricordando l’ambiguo e mai chiarito passato del partito di cui il Trump napoletano è capolista.

In fondo, dietro quel cappellino c’è l’illusione che basti uno slogan per rimettere in piedi una città. Ma Napoli non ha bisogno di essere “great again”: ha bisogno di essere ascoltata, governata e rispettata. Il resto, cappellini compresi, è solo folklore da campagna elettorale.

Sono nato mentre il Napoli vinceva il suo primo scudetto. Un "odi et amo" con questa terra, lungo una vita intera. Foto, videomaker, scrittura: do ossigeno a tutti i mezzi che mi consentono di raccontare la realtà, la mia realtà. Per i social sono #ilmennyquoditiano