La distruzione del bosco di Ronco per le Olimpiadi di Milano-Cortina. A sx anno 2019, a dx anno 2025. Immagini tratte da Google Earth
Altro che Olimpiadi “le più sostenibili di sempre”. A meno di un mese dall’avvio dei Giochi invernali Milano-Cortina 2026, il quadro che emerge è quello di un disastro ambientale, economico e urbanistico. A raccontarlo è Il Fatto Quotidiano, che dedica un’inchiesta dettagliata allo scempio prodotto dai cantieri olimpici, smontando punto per punto la narrazione ufficiale costruita negli anni.
Le immagini satellitari, definite dal quotidiano “impietose come un bisturi”, mostrano territori feriti in modo irreversibile: boschi abbattuti, pendii sventrati, campagne trasformate in colate di fango e cemento. Un colpo durissimo alla credibilità di un evento che doveva essere improntato alla moderazione e alla tutela ambientale.
Nel suo articolo firmato da Giuseppe Pietrobelli, Il Fatto Quotidiano descrive nel dettaglio gli interventi più emblematici. A Cortina, il bosco di Ronco è stato raso al suolo per costruire la pista da bob, un’opera dal costo di 125 milioni di euro destinata a uno sport ormai marginale. A Livigno, i pendii del Mottolino sono stati devastati per ricavare le piste di snowboard e freeski, mentre prati naturali sono stati sacrificati per un parcheggio sotterraneo.
A San Vito di Cadore, una variante stradale mai completata – promessa già per i Mondiali del 2021 – diventerà un enorme parcheggio a cielo aperto per le auto degli spettatori. A Milano, nello scalo di Porta Romana, il villaggio olimpico è stato realizzato con edifici definiti “casermoni lugubri”, finiti al centro di inchieste giudiziarie. A Tirano, in provincia di Sondrio, terreni agricoli sono stati trasformati in un cantiere limaccioso a ridosso del fiume Adda.
Il contrasto tra annunci e realtà è netto. Nel 2019 il Comitato organizzatore assicurava che non sarebbero stati costruiti nuovi impianti se non già pianificati e che non sarebbero state necessarie nuove infrastrutture di trasporto. Niente di più falso.
Le Olimpiadi “a costo zero” si sono trasformate in un piano di 111 opere, poi ridotte solo formalmente a 98, per una spesa complessiva stimata tra 4 e 5 miliardi di euro. Interventi sportivi e infrastrutturali interamente a carico dei contribuenti italiani, con benefici futuri tutti da dimostrare.
Il bilancio, a questo punto, appare già scritto. La sostenibilità, più che una linea guida, è stata utilizzata come slogan rassicurante, utile a legittimare un’operazione che ha prodotto consumo di suolo, devastazione ambientale e un’escalation incontrollata dei costi.
Qui c’è non solo il fallimento di un evento sportivo, ma la fotografia di un modello di gestione pubblica incapace di imparare dagli errori del passato. Un copione già visto, che si ripete puntualmente, lasciando dietro di sé debiti, opere inutili e territori compromessi. E alla fine resta una constatazione amara: più che un’eccezione, Milano-Cortina 2026 sembra l’ennesima conferma di un Paese che fatica a sottrarsi alla logica del cemento e delle grandi opere senza visione.