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Picco di influenza, ecco come evitare il contagio: le regole dell’ISS

Con l’arrivo dell’inverno cresce la circolazione dei virus respiratori e, di conseguenza, aumenta il numero di persone colpite da sintomi come tosse, raffreddore, mal di gola e febbre. Ma avere disturbi respiratori non significa automaticamente avere l’influenza. A chiarirlo è l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che attraverso il sistema di sorveglianza RespiVirNet monitora l’andamento delle infezioni respiratorie acute in Italia.

Influenza o altro virus? La differenza è fondamentale

Durante la stagione fredda circolano contemporaneamente diversi agenti patogeni: non solo il virus influenzale, ma anche SARS-CoV-2, Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), Rhinovirus (responsabili del comune raffreddore), Adenovirus, Metapneumovirus e altri coronavirus umani.

I dati diffusi settimanalmente dai media, come il numero di italiani “a letto”, fanno riferimento al totale delle infezioni respiratorie acute (ARI) e non esclusivamente all’influenza. Il monitoraggio virologico dell’ISS consente invece di stimare la quota attribuibile a ciascun virus: su 100 casi segnalati, solo una parte è effettivamente causata dal virus influenzale.

Come si trasmettono i virus respiratori

I virus respiratori sono presenti tutto l’anno, ma in inverno trovano condizioni ideali per diffondersi: ambienti chiusi, temperature basse e maggiore prossimità tra le persone.

La trasmissione avviene principalmente per via aerea, attraverso le goccioline di saliva emesse parlando, tossendo o starnutendo, ma anche per contatto diretto o indiretto, ad esempio toccando superfici contaminate e poi occhi, naso o bocca.

La prevenzione: il ruolo centrale del vaccino

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, la vaccinazione rappresenta la principale strategia di prevenzione contro l’influenza e altri virus per i quali il vaccino è disponibile. Nel caso dell’influenza, il richiamo annuale è fondamentale perché i virus influenzali mutano frequentemente.

La vaccinazione è fortemente raccomandata per le categorie fragili – anziani, persone con patologie croniche – e per operatori sanitari e caregiver, ma è consigliata anche al resto della popolazione, seguendo le indicazioni del medico di base o del pediatra. Un’elevata copertura vaccinale consente di ridurre in modo significativo casi gravi, complicanze, ricoveri e decessi.

Le buone abitudini quotidiane per ridurre il contagio

Oltre al vaccino, l’ISS raccomanda alcune semplici ma efficaci misure di protezione personale:

  • lavare frequentemente le mani e asciugarle correttamente;
  • mantenere una buona igiene respiratoria, tossendo o starnutendo in un fazzoletto o nell’incavo del gomito;
  • restare a casa in presenza di sintomi respiratori, soprattutto nelle fasi iniziali;
  • evitare contatti stretti con persone sintomatiche;
  • non toccarsi occhi, naso e bocca con mani non pulite;
  • arieggiare spesso gli ambienti chiusi.

Quanti casi ogni anno e quando arriva il picco

Ogni stagione invernale, in Italia, si registrano tra i 12 e i 16 milioni di casi di infezioni respiratorie acute. Non è possibile prevedere in anticipo l’intensità della stagione né il momento esatto del picco, che storicamente si colloca tra fine dicembre e fine febbraio.

Anche dopo il picco, però, il livello di circolazione dei virus resta elevato per diverse settimane, diminuendo solo gradualmente. Dalla stagione 2025-2026, inoltre, la definizione di caso è stata ampliata per includere tutti i sintomi riconducibili a un’infezione respiratoria acuta (ARI), sulla base della diagnosi clinica.