Gennaro Di Giacomo, detto “Gegè”: un “fantasista” della batteria che partì senza nemmeno possedere uno strumento e percuotendo qualsiasi cosa gli capitasse fino all’incontro con Renato Carosone che cambiò per sempre la musica napoletana.
Oggi avrebbe compiuto 108 anni Gegè Di Giacomo: non è esagerato parlare di “genio musicale” quando si è di fronte ad un nome del genere.
Nato a Napoli il 14 gennaio del 1918, Gegè comincia a suonare per eseguire dal vivo le colonne sonore dei cinema muti, imparando l’arte di “fare rumore” con ogni oggetto che avesse a disposizione.
Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale (nella quale fu impegnato al servizio del 31° Fanteria all’Arenaccia) Gegè comincia a suonare per piccole orchestre fino a quando venne a sapere che un giovane pianista di nome Renato Carosone stava cercando persone per formare un trio per un nuovo locale napoletano.
L’episodio del primo incontro tra Di Giacomo e Carosone è stato più volte raccontato con divertimento da quest’ultimo: Renato ed il chitarrista olandese Peter Van Wood si trovavano all’Hotel Miramare.
Gegè si presentò per proporsi come batterista ma senza il proprio strumento (che – verosimilmente – non possedeva) dicendo che la batteria l’aveva portata a cromare. Van Wood e Carosone furono scettici verso questo “strambo” musicista con dei grossi e caratteristici occhiali ma Di Giacomo cominciò a suonare una ritmica utilizzando soltanto gli oggetti presenti nel ristorante dell’hotel: una sedia di legno, un vassoio, tre bicchieri e un fischietto.
Da lì cominciò una storia bellissima per la musica napoletana con successi come “Pigliate ‘na pastiglia”, “Caravan Petrol”, “T’è piaciuta”: un filone di canzoni allegre con cui il Complesso Carosone rileggeva con ritmi americani e testi napoletani anche alcuni aspetti del progresso (sociale e tecnologico) e di un mondo che cominciava a diventare sempre più piccolo e vicino. Un racconto che cominciava al grido di “Canta Napoli!”, la firma di Gegè, improvvisata al Caprice di Milano, che lo rese ben più di un semplice orchestrale: una parte inscindibile della storia di Carosone e, con esso, di quella della musica napoletana.
Negli anni ’90 Di Giacomo tornò a vivere a Napoli dopo tanti anni trascorsi a Milano: si ammalò di tumore ma il legame con Carosone restò indissolubile nonostante le strade artistiche fossero interrotte da tempo. Il pianista scrisse per lui il brano nostalgico “Addo’ sta Gegè”, uscito postumo.
Nel 2003 ricevette il Premio Carosone dall’allora presidente Bassolino e dall’assessore Teresa Armato nella sua casa di Poggioreale, dove la malattia lo aveva costretto a stare e dove morì nel 2005.