Quindici secondi di furia cieca nel cuore della movida. Tanto è durata l’aggressione a Bruno Petrone, il 18 anni calciatore dell’Angri, accoltellato nella zona di Chiaia la notte di Santo Stefano. Mentre le strade erano ancora gremite per le festività, un commando di quattro giovanissimi ha accerchiato Petrone e un suo amico, scatenando una violenza che gli inquirenti definiscono una vera e propria “spedizione punitiva”.
Secondo la ricostruzione della Procura, la miccia sarebbe stata uno sguardo di troppo avvenuto una settimana prima. Una banalità trasformata in sentenza di morte.
Durante il pestaggio, un ragazzino di soli 15 anni ha estratto un coltello, colpendo Petrone e ferendo anche l’amico intervenuto in sua difesa. I dettagli di quei momenti drammatici sono ora racchiusi in un video, acquisito dai difensori dei quattro indagati, che sarà al centro dell’udienza di oggi davanti al Tribunale per i Minorenni.
Dopo quindici giorni di angoscia, trascorsi tra la terapia intensiva e i reparti del San Paolo, Bruno Petrone ha finalmente lasciato l’ospedale. Il giovane atleta è tornato a casa, portando con sé le cicatrici di una notte che ha rischiato di spezzare per sempre i suoi sogni sul campo da calcio.