Le condizioni di vita dei bambini a Gaza. Foto: UNRWA
Mentre a Gaza l’inverno uccide, a Gerusalemme Est avanzano le ruspe. Nelle stesse ore in cui si contano bambini morti per il freddo tra le macerie e le tende improvvisate della Striscia, Israele ha avviato la demolizione della sede dell’Unrwa, l’Agenzia delle Nazioni Unite che assiste i rifugiati palestinesi. Due fatti legati da un’unica, brutale realtà: la sistematica compressione degli aiuti umanitari mentre una popolazione civile viene lasciata esposta a una catastrofe annunciata.
L’ultimo nome si aggiunge a una lista che dovrebbe scuotere le coscienze: Shaza Abu Jarad è diventata la nona bambina morta a Gaza a causa del freddo dall’inizio dell’inverno. Nona. Non per una bomba, non per un missile, ma per ipotermia, in un territorio sotto assedio, con oltre un milione di sfollati costretti a vivere senza ripari adeguati.
A Gaza l’inverno non è una stagione, è una condanna. Pioggia battente, temperature rigide e vento attraversano campi di tende di fortuna, spesso distrutte o allagate. I materiali per costruire ripari più sicuri restano bloccati o arrivano col contagocce, nonostante il cessate il fuoco con Hamas. Le restrizioni sugli aiuti israeliane continuano a produrre effetti letali, soprattutto sui più vulnerabili.
Famiglie intere vivono senza riscaldamento, senza vestiti adeguati, senza cure mediche. I bambini muoiono di freddo e di malattie respiratorie in quello che è ormai uno scenario di emergenza umanitaria permanente, mentre l’attenzione internazionale rischia di scivolare altrove.
In questo contesto si inserisce la demolizione della sede dell’Unrwa a Gerusalemme Est. Un’azione che l’agenzia Onu ha definito senza mezzi termini: “Si tratta di un attacco senza precedenti, che costituisce una grave violazione del diritto internazionale e dei privilegi e immunità delle Nazioni Unite”, ha dichiarato Roland Frierich, direttore dell’Unrwa in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.
Il portavoce Jonathan Fowler ha ribadito che “come tutti gli Stati membri dell’Onu, Israele è tenuto a proteggere e rispettare l’inviolabilità dei locali delle Nazioni Unite“. L’Unrwa ha ricordato che le strutture colpite sono sedi ufficiali dell’organizzazione, chiedendo il rispetto delle garanzie previste dal diritto internazionale.
La risposta israeliana è stata glaciale quanto la situazione a Gaza. Secondo il ministero degli Esteri, “il complesso non gode di alcuna immunità e il suo sequestro da parte delle autorità israeliane è stato effettuato in conformità con il diritto israeliano e internazionale”. Una formula burocratica che stride con la realtà di bambini che muoiono di freddo sotto tende fradice.
Mentre si discute di immunità e cavilli giuridici, la crisi umanitaria si aggrava. Smantellare o colpire l’Unrwa significa indebolire ulteriormente l’unico sistema che, con enormi difficoltà, prova a garantire assistenza a una popolazione allo stremo.
Il dato è semplice e insopportabile: a Gaza i bambini stanno morendo di freddo. Non per fatalità, ma per una combinazione di assedio, restrizioni agli aiuti e distruzione sistematica delle infrastrutture civili e umanitarie.