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Giorno della Memoria, la Questura vieta le letture pro Palestina a Torre del Greco: Israele ha il monopolio del dolore

Annullata l’iniziativa culturale in programma nel Giorno della Memoria in Villa Comunale: “possibili disordini”. Quanto fanno paura i versi di una poesia 80 anni dopo le storie di Primo Levi ed Anna Frank.

Niente letture pro Pal a Torre del Greco

È il Giorno della Memoria, oggi 27 gennaio: una memoria dalla quale è palese che la società odierna abbia smesso di imparare non soltanto per il perpetrarsi di atti di genocidio che passano sempre più sotto traccia, ma anche con i segnali di un piano inclinato che ci sta facendo scivolare verso esperienze che pensavamo sepolte insieme al fascismo nel 1945 come il divieto di manifestare in modo pacifico e l’impossibilità di esercitare la libertà di parola.

A dir poco incresciosa, infatti, l’esperienza raccontata dal Coordinamento Pro Palestina di Torre del Greco, che aveva in programma un presidio per la lettura di brani culturali d’autore ed attività di sensibilizzazione ed informazione per oggi 27 gennaio.

Un’attività che ha senso esattamente in questa giornata in cui si ricorda la deportazione del popolo ebraico e di altre minoranze nei campi di concentramento nazifascisti. Un’attività che non voleva in alcun modo negare ciò che è accaduto, ma rafforzarne l’orrore ricordando come ciò accada ancora oggi e, purtroppo, proprio ad opera di chi governa uno stato, quello israeliano, nato dalle ceneri di quella immane tragedia che è stata la Shoah.

Differenza tra antisionismo ed antisemitismo

Si chiama antisionismo quello spirito che si contrappone alle azioni imperialiste che danno tuttora linfa ad uno stato che impone la propria presenza trucidando civili inermi, occupando terre illegittimamente e contravvenendo alle risoluzioni internazionali oltre che al buon senso di convivenza pacifica tra i popoli (e lo spieghiamo in poche parole e con tanti eufemismi per esigenza di sintesi ma negli atti che contravvengono al buon senso c’è quello dei coloni israeliani di urinare nelle riserve idriche palestinesi, per dirne una).

L’antisemitismo è quella cosa che ha portato sei milioni di ebrei a morire durante l’Olocausto per un disumano ed ingiustificato odio verso quel popolo.

La “mission” di chi governa pare essere quella di mischiare le carte, di confondere le idee a chi cerca di farsi un proprio pensiero su ciò che accade oggi nel mondo ed in Medioriente in particolare, sovrapponendo i due piani di discussione fino a far trasparire che potrebbero essere la stessa cosa.

Fino a costruire una grande bugia secondo la quale chi oggi vorrebbe il rispetto della vita e della dignità dei palestinesi getterebbe gli ebrei nei forni: una bugia nella più ignobile malafede.

Cosa è successo a Torre del Greco

Fatta questa doverosa premessa, la luce che il Coordinamento Pro Palestina accende sulla narrazione di quanto ha portato all’annullamento della manifestazione odierna è inquietante.

Gli attivisti raccontano e pubblicano sui loro social di “tentativi intimidatori chiari e deliberati e di pressioni da parte della questura di Napoli (fatti già accaduti in occasione di analoga manifestazione nel 2024, ndr.), in un crescendo che è arrivato […] con la prescrizione: il 27 gennaio non si parla di Palestina“.

Si può raccontare ciò che è accaduto ieri, insomma, ma silenzio su ciò che accade oggi. Gli attivisti dichiarano: “L’annullamento del presidio è un messaggio evidente e diretto: ancor prima che diventi legge, l’antisionismo è già considerato antisemitismo”.

“È inutile dirci di prepararci ad affrontare l’insorgere del fascismo, è già qui se viene messa a tacere ogni critica verso il governo israeliano, mentre ancora impunito e imperterrito continua a portare avanti il genocidio del popolo palestinese, in nome di una memoria che a maggior ragione domani sarà tradita e buttata nel fango”.

Il burocratese della Questura richiama la possibilità di eventuali “disordini”: ma a Torre del Greco nell’estate scorsa una manifestazione pro Palestina ha visto una enorme partecipazione senza il minimo segnale di disordine.

Richiama una non meglio definita “connotazione lesiva del valore del 27 gennaio”. A priori, preventivamente. Come si faceva un tempo.

Infine la riga più subdola: “prescrive” che la manifestazione si svolga in una data diversa dal 27 gennaio. Come se un giorno valesse un altro. Depauperando del tutto il valore del “confronto” con una memoria che non insegna, che soltanto il 27 gennaio assume un senso. Ma il 27 gennaio non si può: oggi, Israele ha il monopolio del dolore.

Anche imporre il silenzio ricorda tempi bui

Ecco che quel “piano inclinato” che ci sta facendo scivolare verso pratiche inquietanti che pensavamo sepolte dalla storia fa il paio con ciò che accade in un paese esportatore di democrazia come gli USA, dove sembrano tornate le persecuzioni verso specifici gruppi etnici ed il presidente Trump, nei suoi deliri da fanta-geopolitica, dice “La Groenlandia ci serve”, mentre sembra perdere la chioma biondo platino e gli si sovrappongono i baffetti del Fuhrer che si avviava nel 1939 a conquistare la Cecoslovacchia prima di fare lo stesso con la Polonia.

Un mondo in cui non ci piace vivere, in cui non possiamo dire che non ci piace vivere ed in cui diventa inquietante leggere le prescrizioni con lo stemma della Repubblica Italiana avverso a chi voleva solo leggere testi e poesie. Come quelli letti oggi in molte scuole, quelli di Primo Levi ed Anna Frank, per esempio. Solo che sono ambientati in un tragico presente.

Viene da pensare che a “drenare” il senso del Giorno della Memoria non saranno mai i lettori di poesie e gli attivisti per i diritti, ma i burocrati degli stati occidentali in giacca e cravatta. Loro non ne hanno più bisogno; si ricordano benissimo come si imponeva la volontà del più forte negli anni ’40 e lo stanno rifacendo in maniera identica.

Sono nato mentre il Napoli vinceva il suo primo scudetto. Un "odi et amo" con questa terra, lungo una vita intera. Foto, videomaker, scrittura: do ossigeno a tutti i mezzi che mi consentono di raccontare la realtà, la mia realtà. Per i social sono #ilmennyquoditiano