Lotta ai clan, sentenza ribaltata in Appello: revocata confisca di un centro commerciale nel Casertano

Revoca della confisca al centro commerciale Jambo di Trentola-Ducenta grazie alla sentenza della Corte d’Appello di Napoli che ha rivisto le valutazioni emerse in primo grado.

Corte d’Appello, revoca del sequestro per il centro commerciale Jambo

Una pagina giudiziaria che ribalta un provvedimento importante contro le infiltrazioni mafiose nella provincia di Caserta. La Corte d’Appello di Napoli, presieduta da Eduardo De Gregorio, ha disposto la revoca della confisca del centro commerciale Jambo di Trentola Ducenta, sequestrato anni fa con l’accusa di essere stato influenzato dalla criminalità organizzata, in particolare dal clan dei Casalesi.

La decisione arriva al termine di un processo d’appello che ha registrato condanne, assoluzioni e revisioni di sentenza.

L’ex patron del centro commerciale, Alessandro Falco, è stato condannato in secondo grado a 4 anni e 8 mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, ma è stato assolto dall’ipotesi di reato di intestazione fittizia di beni, una delle accuse alla base della confisca.

Il centro torna alla famiglia Falco

Per la magistratura d’appello è cambiata la valutazione su molte delle contestazioni mosse in primo grado, soprattutto rispetto alle modalità con cui la proprietà e la gestione del Jambo sarebbero state legate alle dinamiche criminali.

I giudici, accogliendo le richieste avanzate dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Mario Griffo, Stefano Montone, Carlo De Stavola e Alfonso Furgiuele, hanno così annullato la confisca nei confronti della società proprietaria, la Cis Meridionale Srl, restituendo il centro commerciale alla famiglia Falco.

Nel corso del procedimento, è stata anche confermata l’assoluzione dell’ex sindaco di Trentola Ducenta, Michele Griffo, e dell’imprenditore Ortensio Falco, con formula piena “perché il fatto non sussiste”, su posizioni che in primo grado avevano ricevuto valutazioni diverse.

La vicenda del Jambo — che in passato era stato definito dagli inquirenti come “la cassaforte del clan Zagaria” proprio per la sua presunta funzione economica strategica nelle dinamiche criminali locali — torna così al centro di un dibattito più ampio sulla lotta alle mafie e sulle garanzie del giusto processo.