La foto di quel paziente sdraiato a terra aveva fatto il giro dei social: si è spento nella sua abitazione, nella serata del 26 gennaio, Franco Amoroso, 60 anni.
Era malato di cancro ed era diventato suo malgrado simbolo delle criticità del Sistema Sanitario Nazionale dopo essere stato costretto a rimanere per ore senza barella nel pronto soccorso dell’ospedale di Senigallia, vicino Ancona.
Originario di Treviso ma da tempo residente nella cittadina marchigiana, Amoroso stava combattendo contro la recidiva di un tumore al colon e si era presentato al pronto soccorso il 12 gennaio, con un codice arancione, afflitto da dolori lancinanti, gonfiore e gravi difficoltà nella minzione che non gli permettevano di stare seduto a lungo.
Secondo le ricostruzioni, dopo tre ore dalla prima visita gli sarebbe stato applicato un catetere, ma non ci sarebbe stata nessuna barella o lettiga disponibile. È rimasto seduto su una sedia, poi — passato il tempo — la moglie, esausta e frustrata, ha dovuto stendere una coperta sul pavimento per farlo sdraiare, perché le sedie in metallo erano l’unica “soluzione” che gli veniva offerta.
Una foto scattata dalla moglie, disteso a terra con il catetere accanto, ha fatto rapidamente il giro dei social, suscitando indignazione e solidarietà in tutta Italia, e trasformando il nome di Franco in un caso emblema delle circostanze inaccettabili nei reparti di emergenza.
Solo dopo circa otto ore di attesa arrivò finalmente una barella, ma la dimissione — avvenuta quasi undici ore dopo l’ingresso — non ha potuto cambiare il destino di un uomo già gravemente debilitato.
L’Azienda Sanitaria Territoriale (Ast) di Ancona ha avviato verifiche interne e il direttore generale, Giovanni Stroppa, aveva espresso le proprie scuse alla famiglia, scuse che la moglie ha respinto con fermezza.
Franco era in procinto di iniziare un nuovo ciclo terapeutico all’ospedale regionale di Torrette, ma le condizioni di salute si sono aggravate prima che potesse accedervi.
La sua morte, nel dolore di chi lo amava, pone domande urgenti sullo stato dei pronto soccorso italiani, sulla carenza di risorse e sull’umanità di un sistema che dovrebbe curare, non lasciar morire chi chiede aiuto a terra.