Levante
La macchina dell’Eurovision Song Contest torna a scricchiolare sotto il peso delle prese di posizione politiche degli artisti. In vista dell’edizione 2026 di Vienna, il tema della partecipazione sta diventando centrale già a Sanremo, dove le dichiarazioni di alcuni cantanti hanno aperto un fronte delicato per organizzatori e istituzioni.
A innescare il dibattito è stata Levante, che ha dichiarato pubblicamente la propria indisponibilità a rappresentare l’Italia all’Eurovision in caso di vittoria al Festival, motivando la scelta come atto di protesta contro la presenza di Israele nella competizione.
Di fronte a questa posizione, in Rai si valuta una mossa preventiva: sondare in anticipo le intenzioni degli artisti in gara. L’ipotesi, emersa dalla direzione Intrattenimento Prime Time, è quella di raccogliere indicazioni informali dalle case discografiche per capire chi sarebbe effettivamente disposto a salire sul palco europeo.
I trenta Big in gara avranno tempo fino all’avvio del Festival per maturare una decisione, che non sarà vincolante ma utile, nelle intenzioni dell’azienda, a evitare rallentamenti e incertezze successive. Una sorta di preselezione politica, più che artistica, che conferma quanto l’Eurovision sia ormai ben lontano dall’essere una manifestazione neutrale.
Levante ha spiegato senza ambiguità la propria posizione, definendo l’Eurovision un evento fortemente politicizzato e incompatibile, a suo avviso, con il silenzio su quanto sta accadendo a Gaza. Una presa di parola netta, che rompe un tabù spesso aggirato nel mondo dello spettacolo e costringe l’industria musicale a confrontarsi con le proprie responsabilità simboliche.
La risposta della Rai, però, va in direzione opposta. I vertici dell’azienda hanno ribadito la volontà di garantire la presenza di Israele e, parallelamente, quella dell’Italia alla competizione. Per bilanciare le critiche, è stata avanzata anche l’ipotesi di ospitare un artista palestinese fuori concorso, come gesto di inclusività senza mettere in discussione l’impianto ufficiale dell’evento.
La posizione italiana appare sempre più isolata nel panorama europeo. Diversi Paesi — tra cui Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda — hanno già annunciato l’intenzione di non partecipare all’Eurovision come forma di protesta contro la presenza israeliana. Una competizione musicale, per altro fortemente politicizzata, non può continuare a ignorare i conflitti globali senza perdere credibilità.