Frana di Niscemi
La frana che ha colpito Niscemi, in Sicilia, diventa ancora una volta l’occasione per denigrare pubblicamente il Sud: così come successo per Ischia, anche in questo caso, anziché mostrare solidarietà al popolo colpito, si punta il dito proprio contro gli abitanti. A denunciarlo è il sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione.
Come spesso accade al Sud, anche in un momento tragico come quello che sta vivendo la popolazione di Niscemi, il dramma viene minimizzato addossando le colpe del disastro ai cittadini stessi. Si parla di rischi non presi in considerazione e permessi di costruzione dati erroneamente, senza nemmeno conoscere la reale situazione abitativa del posto, in un preciso momento che richiederebbe soltanto rispetto e silenzio.
“E quindi. Di chi è la colpa se un impressionante maltempo ha devastato intere città della Sicilia? Ovvio. La colpa è dei siciliani. ‘Perché hanno costruito lì?’. Irresponsabili. Stesso copione, ogni volta che una catastrofe naturale si abbatte qui, al Sud. Accadde con la frana, ad Ischia. Accade con il bradisismo, nei Campi Flegrei. Sempre colpa nostra. Brutti e cattivi. Colpa dei siciliani se le forti mareggiate hanno alzato in aria strade e piazze. Colpa dei siciliani se devono abbandonare le loro case. Colpa dei siciliani se vivono su questa isola” – si legge nella nota diffusa dal sindaco Josi Gerardo Della Ragione.
“È colpa dei meridionali se in questo maledetto Sud Italia ci vivono anche in inverno. Colpa nostra se abbiamo la sfacciataggine di avere una casa qui, anche se piove, se fa freddo. La casa sul mare, solo in estate. Quando, sempre qui al Sud, quelli che oggi puntano il dito vengono a farsi il bagno. Lì, la casa sulla costa va molto bene. In quel caso, va tutto bene”.
“È una questione di latitudini. Al Nord, quando esondano i torrenti, i fiumi, è colpa del meteo, della natura cattiva. Al Sud, colpa nostra. Non del ‘ciclone Harry’. No. Ma colpa tutta nostra. Senza appello. Colpevoli, in tre minuti. È Cassazione. E così la disperazione degli abitanti di Niscemi, città che rischia di scomparire, in Sicilia, si trasforma nell’ennesimo stilicidio televisivo. ‘Ma che vogliono questi meridionali? Se la sono cercata’. Tra risate e ammonimenti. Un pizzico di solidarietà, ed una carrellata di accuse. Squallore assoluto”.
“Eccoci qui: sporchi, brutti e cattivi. È colpa nostra, avete ragione voi. Scusateci tanto. Basta soltanto che ci risparmiate la vostra falsa pietà. Quella dei primi istanti, dopo ogni catastrofe. Perché tanto vi conosciamo molto bene. Agite, fate presto. Senza nessuna carità. Ma come atto doveroso. Come obbligo morale, istituzionale. Perché qui al Sud, non siamo figlio di un Dio minore”.